L’ANNO 1847
Ei fu!
Versate amare lagrime, o voi tutti che l’avete conosciuto questo povero 1847! Non gli restano che altre sette ore di vita, sette ore che il Gas illuminerà con la sua bianca luce, e rallegrerà con la sua variopinta fiammella. Altre sette ore, e questo 47 andrà a raggiungere i suoi fratelli nel golfo dell’eternità. Il soffio di seicento secoli lo cancellerà dalla faccia della terra, e lo disperderà nelle ruine dell’immenso passato, come una fogliolina di betula nelle foreste del Niagara. Accorrete, eredi presuntivi, presuntuosi e presunti, venite a riscuotere i legati di quest’altro anno che si muore.
Il 1847 muore tristo, freddo: in questi ultimi 15 giorni il sole è stato quasi sempre nascosto; il cielo sempre piovoso; i catarri e i grippe l’hanno accompagnato alla tomba, e l’hanno fatto morire prima del tempo: esso ha camminato con abiti di lutto, versando torrenti di pioggia. Decisamente questo 1847 si era lasciato corrompere da’condottieri degli Omnibus, e da’venditori di ombrelli. Ma de’morti non bisogna parlar male: ora egli sta sul suo letto di agonia, ed i Calendari l’hanno spedito: i medici dicono ancora che in un sol modo si potrebbe prolungare la sua vita; cioè andando questa sera in qualche teatro: è certo che la noia prolungherà queste ore preziose.
Ecco il testamento che ha fatto.
1..Lascio al mio legittimo figliuol primogenito l’anno 1848 il retaggio trasmessomi da padre in figlio, cioè le piccole e grandi miserie inseparabili della vita umana; ed il prego di distribuirne l’usufrutto a tutti gli uomini indistintamente, riserbandosi il capitale, per lasciarlo in eredità a’suoi figliuoli
2..Lascio a tutt’i miei figli illegittimi le cariche più luminose, gl’impieghi più lucrativi, ed una rendita annuale proporzionata alla maggiore o minore ignoranza loro, dandosi sempre la più ricca al più asino.
3..Lascio la pioggia al cielo di Napoli, la nebbia all’Inghilterra, il freddo alla Russia, e il bel tempo a tutti quelli che hanno danaro.
4..Affido alla mia cara figlia, la Morte, nelle mani de’medici, e li prego di non risparmiarla, quando non fa il proprio dovere.
5..Lascio a S. Carlo la sua noia, al Fondo i suoi fischi, al Fiorentini i suoi spasimi, a’Francesi il bel colpo d‘occhio del teatro, al Circo Olimpico i suoi catarri, a S. Ferdinando i suoi dilettanti, alla Partenope i suoi briganti, alla Fenice il suo sepolcro, a S. Carlino la sua lingua italiana, al Sebeto la sua puzza, e a D. Peppa la sua graziosa prima donna.
6..Lascio la gotta ai ricchi, la miseria a’poveri, la generosità a’mercanti, la compitezza agli uscieri, la fedeltà agli amanti, l’amicizia a’creditori, lo studio agli studenti, la modestia alle brutte, la verità a’cantanti, l’illibatezza a’commessi, la morale a’giornalisti.
7..Lascio ad ognuno quello che possiede.
8..Nomino mio Esecutore Testamentario il Lume a Gas, e per esso il tabaccaro Pasca, suo principale distributore.
FRANCESCO MASTRIANI