STEGANOGRAFIA

INTRODUZIONE

(Ricavata dalla dedica e dal Proemio)

   La Steganografia è l’arte di scrivere in cifre e spiegare gli scritti di tal natura. Dalla storia rilevasi che in ogni tempo sia stata coltivata da’dotti per la sua eccellenza, apprezzata da Principi e Sovrani per la sua utilità, ed adoperata da tutt’i popoli.

   Così gli Egiziani sapientissimi fra le nazioni, come i Cinesi ingegnosissimi fra gli orientali si valsero di tal maniera di scrivere, la quale sembra nata fin da remotissimi tempi. Quelli usavano le figure delle piante, degli animali, di vari istrumenti e di simili altre cose: questi, per gli stessi e diversi altri segni, steganograficamente scrivevano con caratteri oscuri.

   Da tali modi non fu molto differente quello che antichissimamente usavasi presso gl’Indiani da’Sinnosofisti (chiamati dappoi Bracimani o Bramini); sì come scorgesi odiernamente dalle note antichissime di molte pagode.

   Emuli di tale arte, i sapienti delle altre nazioni, ed indotti dalla bellezza ed utilità di essa inventarono varie maniere di scrivere occultamente. Alcuni che chiameremo Filofoti, amatori della luce, adottarono i caratteri aperti: ed altri che diremo Misofoti, odianti la luce, adoperarono caratteri occulti, e molti dell’una e dell’altra parte pratica si servirono. E chi le note lettere del comune alfabeto in altr’ordine poneva, o caratteri nuovi inventava, ed altri con lettere invisibili scrivevano, o pure con lettere che a piacere visibili diventavano.

   Cajo Giulio Cesare ed Ottaviano Augusto, per iscrivere sicuramente e segretamente cambiavano l’ordine delle lettere e scrivevano b per a, c per b, d per c. Faramondo formava lettere nuove con le quali corrispondeva co’suoi ministri, ai quali era nota la chiave; e così Clodione figlio di lui e così Carlo Magno. I Normanni adoperarono invece delle lettere latine le greche numerali, il qual modo sicurissimo era, perché senza conoscere l’artificio, né i Greci, né i Latini intendevano – Marco Tullio Cicerone, e pure Mecenate per quello che ne dice Dione, inventò alcune note, mercè le quali, senz’adoperare tutte le lettere, gl’ intieri concetti si esprimessero: le quali note da altri poi, e specialmente dal beato martire Cipriano furono ampliate ad uso de’Cristiani.

   Molti altri modi si tralasciano, de’quali nel corso dell’opera si farà menzione.

   Illustrate ed aumentate furono tali pratiche da uomini dottissimi, cioè da Giovanni Tritemio, Girolamo Cardano, Giambattista della Porta, Ermanno Ugone, Attanasio Kirker, Augusto di Luneburgo duca di Bronswich.

   Il primo che scrivesse Steganografia fu Giovanni Tritemio[1], ma poiché alle invenzioni nuove per quanto rare ed ingegnose siano, è sempre facile lo aggiungere qualche cosa, fu la Steganografia coltivata ed illustrata da Attanasio Kirker [2]. Questi con lettera del 12 marzo 1663 chiedeva la cooperazione di Gaspare Scholl [3] in Roma, il quale studiando sopra tali materie, molti altri modi scopriva di scrivere occultamente e parecchi ne indicava, lasciando alla posterità di trovarne migliori. Claudio Comiers di Embrun, professore di matematica ed autore di varie opere di fisica, medicina e controversia, scrisse pure, dopo di tutti e mentovati soggetti, l’arte di parlare e di scrivere occultamente, stampata a Liegi nel 1691: ma è un libro assai raro.

   La origine, il progresso ed il perfezionamento di tale invenzione, perché se ne abbia metodica conoscenza, si espongono ne’seguenti capi:

   1.°    Metodo del Tritemio.

   2.°    Invenzione di Kirker.

   3.°    Ampliazione dello stesso.

   4.°    Nuova invenzione dello Schott.

   5.°    Steganografia abbreviata.

   6.°    Tabelle steganografiche.

   7.°    Dilucidazioni dell’arte.

   8.°    Steganografia e Steganologia.  

                                                              RAFFAELE MASTRIANI

[1] Giovanni Tritemio nacque presso Treviri nel 1462. Ebbe vasta erudizione, e conoscenza della lingua greca e latina. Compose molte opere di morale, storia e filosofia, delle quali qui non occorre far menzione. Fece un trattato di Steganografia (non stenografia, come dicono gli autori francesi del nuovo Dizionario Storico) nel 1621 ristampato a Norimberga dopo un secolo. Intorno a questa opera vi è un libro attribuito ad Augusto duca di Brunswich, che non è comune e porta il titolo – Gustavi Seleni emodatio Stenographine Joannis Tritemi, 1614.

   In tutto il corso della sua vita avea il Tritemio cercato l’arte di sviluppare ciò che vuol nascondersi e d’indovinare quel che altri vogliono occultare. Hudekim Seleno fu abate di S. Giacomo Wirtzburgo dell’ordine benedettino, e morì nel 1516.

[2] Attanasio Kirker nacque a Fulda, fu gesuita, buon matematico, profondo erudito, e pubblico professore in Wirtsburgo. Compose grandissimo numero di opere, di fisica, di antiquaria, di storia, di letteratura, e la sua vita: il catalogo di tali opere, tutte piene di faticose ricerche, e delle quali sembra impossibile come un sol uomo abbia potuto fare la compilazione, trovasi nella descrizione del Collegio Romano di Gesù, fatta dal P. Filippo Bonanni.

   L’opera della quale qui è d’uopo far menzione è intitolata: Polygraphia sen artificium linguarum, quo cum omnibag tetius mundi popuris poterit quia corresponder, 1663.

   Il Kirker morì a Roma nel 1680 di 79 anni.

[3] Gaspare Schott nacque nel 1608 presso Wirtsburgo, fu gesuita, filosofo e matematico, ed amico del precedente, col quale studiò in Roma. Scrisse varie opere di erudizione, di fisica, di matematica: e compose la Schola Staganographica, pubblicata in Norimberga nel 1665. Morì nel 1666.

   La notizia ragionata delle opere dello Schott, è stata fatta nel 1785 da Mercier, il quale con molta dottrina dà una grande idea del gesuita tedesco.