TEATRO NUOVO
I Capuleti ed i Montecchi – Con quanto piacere abbiamo riudito queste sublimi melodie dell’angelico Catanese, è facile immaginare se si consideri lo strazio che da qualche tempo soffrono le nostre orecchie per alcune satanniche musiche venute disgraziatamente in moda in gran parte d’Italia, le quali a noi pare che sieno appositamente scritte pe’sordi, tanto è lo strepitar dell’orchestra e il frastuono della grancassa. Vogliamo sperare che questa mania duri poco, altrimenti il genio dell’ italiana melodia si caccerà disperato le mani tra i capelli e se ne fuggirà per sempre dal nostro cielo – Due nuovi cantanti hanno esordito in quest’opera, la prima donna assoluta la signora Amalia Luzio-Ricci, e il primo tenore signor Giuseppe Palmieri – Benché non si possa giudicare del merito di un artista dalla prima sera del suo debutto, a noi pare non però che la Luzio-Ricci possa gradire al pubblico di questo teatro e per la voce di robusto contralto, e per la sentita e passionale azione di cui ci ha dato bastevol prova in questo difficile spartito. È stato un errore di fare esordire questa cantante nella parte di Romeo, nella quale, sendo ella obbligata a vestir maschili vesti, e maschil contegno, non può però tutta spiegare la grazia e il valore de’suoi mezzi personali. Ci auguriamo udirla in altra opera più adatta per lei – del tenore Palmieri diciamo che gradevolissima e forte voce egli ha e nella penuria presente de’tenori, può esser veramente di grande aiuto all’Impresa. Una voce forte, oscillante, ed una perfetta intonazione ci sembrano pregi non comuni, epperò il Palmieri è destinato a percorrere una splendida carriera, qualora però non s’insuperbisca della semplice voce, e non trascuri di studiare quanto abbisogna per un vero artista. Egli non manca di una certa vivacità di espressione, ma deve sovrammodo coltivar l’arte drammatica, senza la quale non vi è cantante di merito – L’esecuzione de’Capuleti è stata ottima, grazie alle cure del Maestro Direttore sig. Staffa – La Vigliardi, come al solito, ha cantato benissimo, e nulla han tolto al suo merito le reminiscenze d’illustri artiste che hanno cantato la Giulietta – Il basso Grandillo che fa la parte del padre di Giulietta ha mostrato in questa congiuntura com’egli senta vivamente, e quanto innanzi andar potrebbe nell’arte, se una mano amica il sapesse guidare, facendo valere le doti di questo giovine, la cui voce regger può al paragone degli altri bassi di questo teatro. Buone decorazioni, e ricco vestiario hanno concorso al felice andamento di quest’opera.
FRANCESCO MASTRIANI