Il Carceriere del 1793 – Questa dilicata commedia in un atto piace sempre per la vivacità del dialogo, pel carattere singolare di Pietro (Alberti) e per la fine bella e inaspettata. In questa commedia l’instancabile nostro Adamo Alberti fa conoscere com’egli senta vivamente non pure le parti di un genere gaio e brillante, ma quelle altresì che richiedono squisita nobiltà dell’ animo e caldi sentimenti del cuore.
Il Barbiere di Gheldria – Vecchia e noiosa commedia di Avelloni sostenuta dal valoroso Coltellini, vero caratterista che sa smuovere il riso senza ostentazione, senza sforzo, senza cangiar mai quel suo tono di voce ironico e piagnolente, senza muovere mai gli occhi da su le tavole come se ve li tenesse inchiodati.
Preghiamo l’Impresa di non riprodurre queste antichità almeno finché dura la stagione estiva.
Filippo – Commedia in due atti di Scribe – Il nome di questo scrittore fa l’elogio di questa vecchia commedia. La quale per altro non offre grande interesse nell’intrigo, e spontaneità nel dialogo. Se togli la scena in cui Filippo scovresi al figliuolo nel punto in cui questi senza conoscerlo, andava ad alzar la mano su lui; tutto il resto della commedia può dirsi freddo e di niuno interesse. I Sig. Zannoni, Aligrandi, e Alberti hanno disimpegnato le loro parti col loro solito zelo e valore.
Fammi ridere – Da qualche anno l’Impresa non riproduceva questa graziosa commedia francese: essa piace e fa ridere veramente. L’egregio Marchionni (Duca di Lussan) il vivacissimo Alberti (Rigobert) han gareggiato nel divertire il pubblico l’uno colla sua ridicola malattia cagionatagli dalla noia delle grandezze e dal timore della morte, e l’altro per la grazia dei sali e l’inesauribile fonte di allegria che ha in sé.
Il Saccente – Commedia in 5 atti di Augusto Kotzebue – Questa commedia era rappresentata per la prima volta da questa compagnia è piaciuta moltissimo, e si è replicata per quattro sere consecutive; ciò prova come il nostro pubblico vadasi di bel nuovo affezionando alle commedie di carattere, cui la mania de’drammi romantici gli avea fatto cader dal gusto. Kotzebue è il Goldoni de’Tedeschi, epperò nelle sue commedie vi è al sempre un vizio speciale a reprimere, una caricatura a porre in ridicolo, un abuso a correggere, una mania da moderare; e questo Saccente burlato, fuggito detestato a dispetto di tutta la sua erudizione, posto in ischerzoso da’suoi più cari, tradito in amore da un suo fratello, mostra in tutta la sua luce come fastidiosa, insopportabile, ed anche ossessiva riuscir possa la erudizione quando si limita ad empir la testa senza nutrire il cuore di belli e nobili sentimenti.
Questa commedia per altro ci sembra mancar d’interesse, d’intrigo, e di novità; con la vivacità del dialogo, i mordenti epigrammi ond’è sparsa, le spiccate caricature che vi si ve…. la piacevole ed utile, scopo santissimo di questa produzione – La riuscita strepitosa di questa opera devesi in gran parte al nostro valoroso Alberti che non potea meglio vestirsi del carattere frivolo e voltabile del saccente.
FRANCESCO MASTRIANI