TEATRO FIORENTINI

   La moglie del Corsaro – Questo dramma, il cui titolo originale è La dame di Saint Tropez, è sempre accolto con piacere dal pubblico, che da gran tempo è avido delle minime novità – L’egregio Marchionni che ha voltato questo lavoro in italiano ha troppo gusto e discernimento per ingannarsi sull’effetto di una produzione.  Non vogliamo da ciò inferire che il dramma vada immune di molte pecche, e che non sia una ripetizione delle solite turpitudini dell’ormai decaduto romanticismo. Assistere alla rappresentazione di un dramma di questo genere satannico, non è forse lo stesso che assistere ad un’operazione patologica in una sala clinica? Simili drammi che colpiscono e fanno rabbrividire, perdono tutto il loro incanto e riduconsi a vere miserie sotto lo scrutinio della critica. Tra le molte inverosimiglianze e sconcerie del lavoro originale, in qual modo potrà l’autore giustificare al primo atto la pronta risoluzione di Ortensia di sposare un uomo ( Giorgio Maurizio) da lei non conosciuto, e abbandonare così alla disperazione l’amante riamato? Per salvar forse il padre da una imminente ruina? E non era questi già salvato dalla generosità di Giorgio che lacerato aveva i titoli de’suoi crediti?

   Parecchie scene di bell’effetto; il trovato dello specchio che scovre l’infamia di Antonio (trovato per altro che ci sembra tolto di peso da una vecchia commedia intitolata Le Voteur); e sovrattutto l’ottima esecuzione da parte di tutti gli artisti, han fatto ottenere a questo dramma un favorevole universale accoglimento. Il Monti ha creata la parte del Corsaro Maurizio come ha creato il Luigi Rolla: soltanto la sua anima di fuoco comprender poteva e ritrarre le passioni e le angosce che si agitano in quel personaggio. Il pubblico apprezza ogni sera vieppiù l’ingegno di quest’attore, e lo rimerita di vivi ed unanimi applausi. Che diremo di Marchionni in quella nera sua parte di Antonio? Chi meglio di lui capir poteva e superar le difficoltà che offriva un carattere così odioso? Egli è giunto con la sua arte a carpire applausi in que’momenti stessi, ne’quali il pubblico indignato dalla scelleraggine del personaggio che rappresenta, vorrebbe maledirlo e scagliarsi contro di lui; è questo il più bel trionfo dell’arte. Lodevolissima e filosofica invenzione di esso Marchionni fu di dare al personaggio di Antonio una deformità fisica, che meglio ritraesse la bruttezza del suo carattere morale: egli ne ha fatto un gobbo – Gli altri attori, e particolarmente la Pieri-Alberti, e Aliprandi, gareggiano al disimpegno delle loro parti.

                                                 FRANCESCO MASTRIANI