COMPAGNIA ACCADEMICA
ZAIRA – quand’io volessi dare altrui un tipo di bello nell’arte drammatica, additerei (salvo alcune mende piccolissime, che io non ardisco di notare, perché può star che m’inganni) il signor NICOLA TOFANI; perocchè veggio in lui tutte quelle doti, delle quali è assolutamente necessario che sia fornito chiunque aspira al nome di artista. Fra le quali nominerò sol’una che debb’essere la prima e star sopra tutte, e che in Tofani è somma, cioè l’amore all’arte; la quale se non è amata, non puot’essere che freddamente cioè indegnamente coltivata. Chi poi volesse conoscere quanto il detto signor Tofani ami l’arte, vada a vedere in qualche sera di rappresentazione quanto di travaglio e di affanno gli costa la scena.
E nella Zaira tragedia rappresentata la sera de’ 5 marzo da lui ed altri valenti giovani, ci mostrò quanto sia bella e difficile l’arte. Il carattere, i sentimenti, le passioni di Orosmane così vivamente dipinte da quel famoso ingegno del filosofo di Ferney nella Zaira, sono tal cosa, dalla cui scenica rappresentazione difficile è il giudizio, perché immensa l’abilità che richiedesi a rappresentarli perfettamente. Io quindi non mi attendo di giudicare del merito del valoroso signor Tofani, che ciò far potrebbe solo un De Marini, un Talma, un Vestri; ma dico solamente che ad ogni sensazione provata dal mio cuore a ciascuna delle situazioni della tragedia vedevo corrispondere gli atti, le movenze, le inflessioni di voce, insomma la vera espressione in Tofani, il quale al vero dipinse le angosce di un generoso amante straziato dalla più fiera gelosia, e tal che albergar puote in petto ad un Sultano della Soria: io vidi ‘l furor della vendetta cieco e sitibondo di sangue; vidi ‘l tremito dell’omicida dopo il misfatto; e vidi la smania di un orribile rimorso seguita dal suicidio, e tutto ciò vidi rappresentato così che me ne tremarono le vene e i polsi: allora io mi rifermai meglio nella sentenza (di cui altrove parlerò) che altri cioè mai non potrà giugnere di essere artista senz’amore all’arte, senza quel sentire che tiene del forte e dello squisito, senza ingegno eminentemente poetico, senza letteraria cultura, e senza profondo studio della parte.
In tutta la tragedia il signor Tofani meritossi plausi; ma in vari punti parmi arrivasse al tipo, cioè alla possibile perfezione: e qui dovrei allargarmi nel minuto esame delle situazioni della tragedia, del modo onde furono da Tofani espresse, ma troppo lungo diverrebbe questo cenno. Non voglio tacere però che la lettura della lettera di Nerestano, il comando di trascinar Zaira alla morte, l’uccisione di Zaira, le angosce del rimorso, e le smanie della morte disperata non possono esser meglio dette e rappresentate: viva Nicola Tofani, e viva all’arte per onor di lei.
Ingiusto sarei se non dicessi che lode ugualmente sincera si meritò il signor Castellano, che rappresentò assai bene il personaggio di Nerestano: nobile portamento, forte sentire, viva espressione si notarono in lui; né io potrei dir più in sua lode che questo cioè ch’egli tuttoché accanto a Tofani, il quale oscura certamente chiunque non ha merito effettivo, chiamava la pubblica attenzione.
Unanimi e sinceri furono gli applausi riscossi dalla signora Miutti figlia (Zaira), la quale in una parte così interessante e difficile incontrò nel pubblico favore.
Finalmente anche il giovane che rappresentò Lusignano, ebbe de’punti degnissimi di plauso, quantunque il personaggio di un vecchio cadente agitato da passioni sì violente e sì dall’età discordanti non sia impresa da prendersi a gabbo; perocchè trattasi nientemeno che di lasciar di essere giovane e diventar vecchio, il che vuol dire non dover sentire più a mo’di giovane, ma come un vecchio decrepito sente: or chi riscuote applausi in tal parte, dev’essere certamente di merito non mediocre.
GIUSEPPE MASTRIANI