PREMESSA

    «Se avessi le membra forti e vegete come ho la testa, in questo momento abbozzerei altri dieci romanzi!». Francesco Mastriani pronunciò con rammarico e disperazione queste parole pochi giorni prima di morire, dopo aver fatto lavorare instancabilmente per circa sessant’anni la «locomotiva della sua immaginazione […] senza una giornata di tregua, un’ora di riposo, un minuto di respiro».

   La produzione narrativa di Mastriani, che assomma in sé il profilo del giornalista letterario, del romanziere d’appendice, del critico e dell’autore di teatro, costituisce un vero e proprio ʻcasoʼ nella Napoli ottocentesca non solo per longevità e continuità, ma per eterogeneità e soprattutto ʻquantitàʼ. Filippo Mastriani, suo figlio e biografo, sembra talvolta far ricorso all’iperbole nel ricordare con affetto l’instancabile ed inesauribile vena creativa del padre, che secondo le sue stime raggiunse, tra novelle, racconti, opere teatrali, poesiole e ovviamente romanzi, la mirabolante cifra di circa novecento lavori. La quota vertiginosa si discosta abbastanza dalla realtà, ma dà a suo modo un avvertimento su quale tipo di lavoro attenda chi desideri confrontarsi con la produzione letteraria di Francesco Mastriani, nel tentativo di stilarne quanto meno un lineare resoconto.

   Questo studio è anzitutto frutto di un incontro, tra chi di Mastriani si è occupato, cercando di rivalutarne inizialmente un aspetto poco indagato quale la passione per il teatro, ed i diretti eredi del romanziere, caparbi nel desiderio – tramandato da una generazione all’altra – di recuperarne, leggerne e studiarne tutte le opere per approdare ad una bibliografia definitiva (o quasi).

   Di Mastriani si è parlato sempre, nonostante l’assordante silenzio desanctisiano nei suoi confronti e, sia durante la sua vita che dopo la sua morte, a partire dagli appelli di White Mario, Serao e Croce, in fondo non ci si è mai dimenticati sul versante storico-critico del ʻmartire della pennaʼ. Mastriani, se pure a fatica, è riuscito a conquistare un suo posto nella storia della letteratura meridionale, per quanto abbia dovuto attendere a lungo per ʻscontareʼ da un lato il suo aver avuto un ʻprimaʼ (il passato borbonico) e un ʻdopoʼ (lo pseudo-socialismo post-unitario), dall’altro l’aver legato il suo nome ad un genere – la letteratura d’appendice – a lungo confinata al rango di trivial-literatur. Scorrendo rapidamente la Bibliografia critica esibita alla fine di questo volume, si noterà che voci illustri della letteratura ʻaltaʼ, del giornalismo, della critica letteraria e della filologia hanno frequentemente posto attenzione a Mastriani, sempre nel tentativo di riaccendere su di lui i riflettori e sempre considerandolo una miniera inesauribile di temi, personaggi, filoni narrativi, questioni storico-critiche e linguistiche. Persino editori, testate giornalistiche e autori di teatro periodicamente tornano talvolta ad investire e scommettere su Mastriani, consapevoli della capacità attrattiva delle sue narrazioni e della sua personalità culturale.

   Lo scopo di questo volume non è ripercorrere sentieri già battuti dalla critica né aprirne arditamente altri; semplicemente si vuole qui offrire uno ʻstrumentoʼ che possa essere utile a chi di Mastriani voglia complessivamente occuparsi per ricostruirne il profilo a tutto tondo nell’ambito della critica letteraria, della filologia e della storia della lingua, del teatro e del cinema.

   Il lavoro, avviatosi quale semplice ʻsfidaʼ nel compilare un elenco definitivo degli oltre cento romanzi di Mastriani dopo aver confrontato precedenti studi bibliografici e rinvenuto in ognuno di essi imprecisioni, errori e lacune, si è progressivamente allargato a macchia d’olio. La produzione narrativa necessitava, infatti, di uno studio bibliografico che iniziasse a rendere conto non soltanto dei semplici ʻtitoliʼ, ma edizioni e ristampe rinvenibili per ciascuno di essi (tra biblioteche pubbliche, collezioni private e cataloghi storici), e far sì che la filologia possa trovare una strada già segnata ed esercitarsi su ognuno di essi. In questo settore ci si è sforzati di fare definitivamente chiarezza anche su un discreto numero di romanzi i cui frontespizi riportano quale autore «F. Mastriani», con calcolata strategia editoriale, e che nella maggior parte dei casi è stato possibile attribuire con certezza a Filippo Mastriani, il cui profilo attende un’adeguata rivalutazione.

   Ai romanzi, per la maggior parte pubblicati in prima istanza nelle appendici dei giornali ottocenteschi, è parso opportuno accostare il ʻsottoboscoʼ della scrittura giornalistica di Mastriani, costituita da novelle, racconti, articoli di costume, recensioni letterarie e teatrali, ovvero una produzione parallela a quella romanzesca e disseminata sui periodici letterari dagli anni Trenta agli anni Sessanta dell’Ottocento. Un’indagine, quest’ultima, insidiosa e resa perfettibile sia dalla lacunosità e dispersione di tanta parte del giornalismo letterario ottocentesco, sia dalla contemporanea collaborazione di Mastriani a vari periodici e dalla sua abitudine al vero e proprio ʻriciclaggioʼ dei pezzi, che facilmente ricompaiono a distanza di qualche mese, come di qualche anno, da un periodico all’altro e talvolta con titolo mutato. Anche in questo caso lo scopo è quello di avviare un discorso sulla scrittura breve di Mastriani, sui suoi esordi e sulla sua carriera giornalistica, che meriteranno nel tempo ancor più approfondite e capillari verifiche, sollecitando così anche alla riscoperta dei periodici letterari ottocenteschi che il tempo sta pericolosamente usurando e per i quali mancano lavori di indicizzazione e serie campagne di digitalizzazione.

   Una sistemazione meritava anche il filone più propriamente teatrale, stante l’ormai attestato percorso di Mastriani anche quale drammaturgo e recensore. In tale direzione, oltre ad indicare commedie, drammi e riduzioni di sua mano, opportune ricerche in archivi e biblioteche hanno consentito di compilare anche un elenco delle opere teatrali tratte dai suoi più famosi romanzi, quasi tutti consegnati alla sola tradizione manoscritte.

   Lo studio propriamente ʻbibliograficoʼ di questo volume è preceduto da due sezioni in cui ci si è sforzati di accostare alleʻopereʼ anche i ʻgiorniʼ di Mastriani, ovvero il suo profilo come uomo, figlio e padre di famiglia, prima che scrittore. A parlare in queste sezioni sono pertanto soprattutto i suoi diretti discendenti, il figlio Filippo (di cui ripubblichiamo i Cenni sulla vita e sugli scritti del 1891) ed i suoi attuali eredi, che di Mastriani discutono conservando il proprio punto di vista schiettamente familiare.

  Il volume si arricchisce, infine, di una parte antologica in cui si sottopone all’attenzione dei lettori e degli studiosi una serie di prefazioni di cui sono sembrati interessanti i contenuti ideologici e meta-letterari oltre che autobiografici, e di una sezione di Documenti inediti che aggiungono altri significativi segmenti alla biografia di Mastriani, nei suoi rapporti con l’editoria del tempo e soprattutto con la sua famiglia.

  Il titolo di questo volume, le cui parole sono dello stesso Francesco Mastriani, è volutamente provocatorio e antifrastico [1].

   Settembre 2012

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   CRISTIANA ANNA ADDESSO

   EMILIO MASTRIANI

   ROSARIO MASTRIANI

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[1] La lectio originale è «Che somma sventura è il nascere in Napoli», che abbiamo leggermente corretto.