Il Convivio

Il Convivio Anno XXV n.1 Gennaio – Marzo 2024 n.96

Francesco Mastriani

 Napoli inedita.

 Racconti ritrovati

       di Anna Gertrude Pessina

   Apparsi su Il Sibilo, Il Lume a Gas, Gli Animosi, La Domenica, La Formica nella temperie pre e postunitaria (1837-1867), in avvicendamento con i romanzi, i Racconti ritrovati di Francesco Mastriani (a cura di Rosario Mastriani. Vincenzo D’Amico editore. Nocera Superiore 2023, pp. 235), a saccheggiare il titolo di un noto volume del compianto Michele Prisco, potrebbero etichettarsi “terre basse” e, come tutta la sua poderosa produzione, di notevole impatto sul pubblico di selezionati estimatori, costantemente impegnati a rinverdire la memoria di un napoletano doc, ostracizzato dal panorama letterario nazionale dall’oscurantismo culturale dei contemporanei.

   All’inverso, la nostra curiositas di lettori famelici ci stimola ad approcciarci alla materia dei citati racconti, incentrati sulla fisiologia ora del cenciaiolo (venditore di pezze, fasce, camicie, che mummificano l’uomo fin dalla nascita), ora del fumatore di sigaro: (alleggerisce le pene… allegra il temperamento), in attrito con quanti ne predicano gli effetti nocivi sulla salute. Per il fisiologo Mastriani che, su sollecitazione del fratello Ferdinando, si converte al sigaro, non si può vivere senza fumo, in quanto nella vita (filosofia nichilista?) tutto è fumo: l’amore, la gloria, il pranzo, la scrittura, il lettore. Persino l’uomo è fumo, meglio pulvis, in accordo con i precetti della Chiesa nella ricorrenza della Quaresima. E non solo.

   Fisiologia del cenciaiolo, del fumatore, dell’amore e dell’innamoramento sono il volto di una Napoli inedita, transitata nell’oggi senza scalfitture e smagliature cutanee, malgrado il traballante equilibrio socio-politico, l’alternarsi delle dominazioni, il dispotismo borbonico, la colonizzazione del Sud. Età grigia: merita di essere monitorata, soffermandoci sulle capacità mimetiche e proteiforme dei popolani, trasmesse dalla fisiologia dei lazzari del Vice-reame del XVII secolo e di quelli del ’99, abili nel destreggiarsi in una empirica scienza di vita, che è arte di “arrangiarsi” e di mutuare scampoli di rilassatezza da briciole di piacere. Sono consolatorie spicciole: si concretizzano in un buon bicchiere di rosso, nella pratica di mestieracci saltuari, nell’intesa e nella complicità della compagna che, nell’accaparrarsi derrate e quanto altro, la fa da maestra.

   La strategia del corteggiamento, qualunque il tempo e qualunque la stagione, è un vero e proprio rituale della fisiologia dell’amore e dell’innamoramento: si esplica con pedinamento discreto, sguardi furtivi, la mezz’ora, disturbata dalla disattesa apparizione del padre dell’aspirante fidanzatina: sbrigativamente invita il pretendente a ufficializzare la relazione, dettagliando durata del fidanzamento e posizione economica. Mera fisiologia di complotto, artata tattica di abbindolamento, per incastrare Spiridione, futuro avvocato di indiscusso avvenire.

   Sono ingredienti di una fisiologia antica che Mastriani tratteggia con l’acume dell’osservatore provetto, consapevole che i preliminari del matrimonio si connotano di una liturgia che va religiosamente officiata con regole rigide, abrogate e trasgredite dopo le nozze se, svilita l’ infatuazione del grande amore, la sposina diventa, di giorno in giorno, pretenziosa e il marito non può soddisfarne i capricci.

   Consequenziali incomprensioni e rimbrotti. Spiridione, idrofobo per avere speso in otto giorni venti ducati per frascherie, maledice il momento che gli venne in testa di fare l’enorme bastardata di ammogliarsi.

   Fisiologia che è anche emblema dei feuillettons, comprova che alcuna dicotomia esiste tra il Mastriani delle “terre basse” e quello dei romanzi, merito di una cultura eclettica, che non si può frazionare né segmentare, perché unisce in maniera compatta e inestricabile l’opera omnia del nostro illustre concittadino nella totalità di drammi, bibliografie, discorsi accademici, memorie storiche.

   Il matrimonio di Rosina e di Spiridione, patto stipulato per accasare la giovane, imbarca acqua da tutte le parti. E se ieri le baruffe slittavano in diverbi con la plateale uscita di scena del marito, oggi si epilogano con il femminicidio, effettuato brandendo un affilato coltello da cucina, filiazione del rasoio, utilizzato per la scigrignata sulla guancia della donna infedele.

   La coppia che scoppia costituisce un’altra chiave di lettura di quel sapere poliedrico che fa del nostro appendicista uno scrittore di scottante attualità e modernità, in ragione di un presente che si infila nel passato e di un passato che trasmigra nell’oggi con le stesse aberrazioni di ieri, quasi a significare che le coordinate della storia si interfacciano con le devianze di tutti i secoli e, nella specificità degli argomenti che stiamo trattando, anche con le crisi matrimoniali: generano incompa-tibilità, incomunicabilità. che sono alla base dello sfaldamento della famiglia mononucleare.

   Tante le sfaccettature della fisiologia dell’amore, bilicato tra spasimante deluso e fanciulla indifferente. È il caso di Gianfaldone che, prima di dichiararsi a mezzo lettera, sfoglia, pagina dopo pagina, i volumi di Klopstock, de Sade, Chateaubriand, Sue, Hugo, Dumas, Shakespeare, per trarre ispirazione per la stesura della missiva, che sarà la prima… forse l’ultima pistola d’amore.

   Il riferimento alla letteratura europea mi sprona a recuperare il discorso già da me ampiamente dipanato su Mastriani che spazia “oltre” il regionalismo, supportato dalla conoscenza delle lingue e delle letterature straniere: gli consentono dì reciprocare l’antropologia, la fisiologia, la demo-psicologia napoletane con quelle di paesi su latitudini anche distanti tra loro. Trattasi di una tesi innovativa: muove dalla consapevolezza che Mastriani narra storie parallele e paritarie a quelle dei colleghi transalpini, storie di tutti i giorni, che non si differenziano dalle nostre e con esse formano un unico blocco monolitico, non ravvisato in precedenza per pressappochismo e superficialità di indagine.

   Al contrario, le mie deduzioni si avvalgono di uno studio analitico-comparativistico, apprezzato e condiviso dagli addetti ai lavori; studio travisato da chi, profanatore dì professione, si compiace di emettere sentenze del tutto inattendibili. Al che non so se piangere o ridere.

   Non mi dilungo su questa mia diversione convinta che fino a quando sedicenti estimatori, “pseudo eruditi perdigiorno.” dediti più ad orecchiare che ad imparare, saranno attratti da aneddoti anacronistici, non suffragati da valenza scientifica, Mastriani rimarrà sempre figlio di un dio minore e, secondo un diffuso luogo comune, bersagliato dalle malevole bizzarrie della fortuna.

   Invece, al vaglio di una rilettura e di una rivisitazione ex novo della narrativa e dei feuilettons, il sapere del Nostro, già da me definito “globalizzato” è la conferma che cultura classica ed europea sono il sostrato, il corpo unico dei romanzi e di quanto da lui scritto, inclusi i Racconti ritrovati, curati dall’erede Rosario Mastriani, prefati dall’ottima penna di Francesco D’Episcopo, ristampati da Vincenzo D’Amico, Nocera Superiore 2023, pp. 235, prezzo di copertina € 14,00.

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