Il mio cadavere

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Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

 

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Fu pubblicato in appendice su:

– L’Omnibus, XIX, 1851, nn. 100-104 (13 dicembre – 31 dicembre 1851); XX, 1852, nn. 1-4, 6-9, 11, 12, 14-15, 17, 18, 20, 22-24, 26, 27, 29, 30, 32, 33 (3 gennaio – 24 aprile 1852).

 

Altre edizioni in volume:

– Napoli, R.Tramater, 1852, 2 volumi.

– Napoli, Giosuè Rondinella, 1855, 1859-60, 1869, 1880.

– Genova, Dario Giuseppe Rossi, 1855.

– Roma, E.Perino, 1888.

– Napoli, Stabilimento Tipografico Gennaro Salvati, senza anno, forse 1892.

– Firenze, Adriano Salani, 1912, con disegni di Carlo Chiostri ( Biblioteca Salani illustrata); 1925.

– Napoli, Abe, 1976.

– S.Arcangelo di Romagna, Rusconi, 2010 ( riscritto da Divier Nelli).

 

TRADUZIONI

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RIDUZIONI TEATRALI

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RIDUZIONI CINAMATOGRAFICHE

 

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SCHEDA DEL ROMANZO

   La presente scheda è stata realizzata prendendo come riferimento l’edizione: Napoli, Dallo Stabilimento Tipografico del Tramater, 1853; due volumi, di misura 8,5  x 14 in 32°

I TEMPI

   Gli avvenimenti del romanzo iniziano a Napoli nel 1826. Altri si svolgono in Calabria (Sila) nel 1809. In parte si svolgono a Manheim, città dell’Alemagna (Germania) e a Siviglia in Spagna. Terminano a Napoli nel 1828.

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INDICE

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PERSONAGGI

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VOCABOLI DESUETI

 

TRAMA

   Il romanzo, la cui trama è abbastanza intricata, inizia con la descrizione della morte dello stradiere Giacomo Fritzhein, un dabben’uomo, che lascia nell’indigenza  cinque figli: due sono grandicelli, Lucia e Giovanni soprannominato Uccello, ritardato mentale, e tre più piccoli, e lascia orfano anche Daniele, figlio trovatello, che lo stradiere aveva trovato, neonato, abbandonato in una selva in Calabria, e che ha adottato e trattato alla pari con gli altri suoi figli. Nelle ultime ore della sua vita Giacomo è assistito dai figli legittimi e da un buon prete, padre Ambrogio. Manca Daniele che è diventato un valente artista di pianoforte e vive da solo, anche perché tra lui e Lucia era nato un amore da adolescenti, e il padre aveva ritenuto opportuno il suo allontanamento. Il giovane pianista vive col frutto del suo lavoro – è un valido maestro di musica – e dal provento che gli viene da una mano sconosciuta: ogni mese riceve una discreta somma da un personaggio che si chiama Maurizio Barkley che  all’inizio si rifiuta di palesare l’origine di questa elargizione di denaro. Giacomo prima di morire riesce a strappare da Daniele, testimone padre Ambrogio, che farà sua sposa Lucia. Daniele non mantiene la promessa perché è perdutamente innamorato di una sua allieva, la nobile duchessina Emma. Il giovane pianista si arrischia a chiedere la mano di Emma al padre, Duca di Gonzalvo, nobile ed altero spagnolo, che a tale richiesta va in collera, parendogli inaudito che un uomo di classe inferiore alla sua, chiede la mano di sua figlia, di un nobile.  Daniele rimane mortificato, ma grazie al suo ardimento strappa la parola al Duca che non darà la mano di sua figlia prima di due anni, dopo tale termine egli s’impegna a tornare milionario; solo a tale condizione il Duca promette di concedere la mano di Emma a Daniele. Da notare che Emma e Daniele, sono cugini, ma lo ignorano, infatti Juanita la madre di Daniele, sedotta dal baronetto Edmondo Brighton, è sorella del Duca di Gonzalvo, padre di Emma; e nella parte terza del romanzo facciamo la conoscenza del personaggio principale del racconto, appunto il baronetto Edmondo Brighton, o conte di Sierra Blonda o ser Falstaff: varie identità per l’identico personaggio, ricco e dissoluto nobile inglese, che parte delle sue ricchezze le realizza in America con la tratta degli schiavi; e Maurizio Barkley, altro personaggio del racconto è appunto un suo vecchio schiavo al quale ha donato la libertà avendogli lo schiavo salvato la vita, e che rimane con lui perché il barone se n’è affezionato. Maurizio tra le altre cose ha il compito appunto di dare a Daniele e ad altri quattro figli illegittimi del baronetto, sparsi in giro per l’Europa,  una discreta cifra mensile. Ritroviamo il baronetto a Malheim in Germania sulla soglia della vecchiaia quando ha dato addio alle dissolutezze della gioventù e godersi in un posto tranquillo e dove non è conosciuto, le sue immense ricchezze. Ma la felicità sembra sfuggirgli dalle mani perché cade in preda ad una fissazione. Ha paura di morire, ma più che la morte, ciò che teme è il …suo cadavere; e teme altresì de essere sepolto ancora vivo. Io non so perché, m’immagino che morrò di morte apparente, e che sarò tratto alla tomba ancor vivo! (Pag.147.I) Il suo medico di fiducia capisce l’origine del malessere del baronetto, che è tutto morale, non fisico, e gli propone, tra le altre cure, uno strano rimedio, ascoltare la musica di un valente artista italiano che si trova nella loro città per dei concerti. L’artista è Daniele de’Rimini, che ha lasciato la sua città natia Napoli per cercare di realizzare in Europa e in America, grazie al suo talento artistico, il milione che gli permetterà di impalmare la bella Emma di Gonzalvo. Grazie alla musica dell’artista il baronetto ricomincia a riacquistare la pristina salute; e grazie a questo inizio di guarigione, propone a Daniele uno strano patto, lo farà diventare, alla sua morte, suo erede universale, ma in cambio gli chiede di diventare, custode del suo cadavere, che farà imbalsamare dal dottor Weiss. In pratica gli chiede che per nove mesi, ogni giorno deve cambiare la biancheria al suo cadavere imbalsamato, portargli il caffè e fargli una suonata di pianoforte. Daniele accetta il lugubre patto, che è poi l’unico modo per diventare milionario e poter così impalmare la vaga Emma; ma il baronetto ha ancora molti anni da vivere, Daniele non vuole aspettare tutto questo tempo e così perpetra l’omicidio, che avviene nella notte in cui il baronetto scopre, grazie da una lettera ricevuta dal suo fedele schiavo Maurizio, che Daniele de’Rimini, è suo figlio. Il baronetto vuole aspettare l’indomani per comunicare l’incredibile scoperta a Daniele, che nel corso della notte appunto lo avvelena con delle foglie di upas, veleno che non lascia traccia e che l’omicida si procura grazie all’aiuto involontario della sua vittima. Daniele dunque diventa, a sorpresa generale, unico erede del baronetto e dopo l’imbalsamazione inizia il suo lugubre compito di custode del cadavere del suo benefattore, compito che diventa più duro per il giovane pianista perché ha scoperto di aver assassinato suo padre. Maurizio Barkley viene a sapere della morte del suo amico-padrone e sospetta il delitto e l’autore dello stesso. Con uno stratagemma riesce ad avere la conferma dei suoi sospetti, ma tiene nascosto il segreto, anche perché non possiede prove concrete della colpevolezza di Daniele che comunque riesce a portare a termine il suo compito di custode del cadavere, ma dopo i nove mesi, diventa sì ricco, milionario, ma fisicamente e moralmente è distrutto. Trascorsi i due anni pattuiti col Duca di Gonsalvo, torna a Napoli per sposare Emma, ma con suo grande stupore la trova già sposa, di Maurizio Barkley, che era sempre stato innamorato della vaga fanciulla, ma aveva sempre tenuta nascosta la sua passione; grazie alle sue doti umani e morali era riuscito a vincere l’orgoglio del Duca che gli accorda la mano della figlia anche perché grazie ad un lascito del baronetto, l’ex schiavo è diventato una persona agiata. Invano Daniele cerca di infangare Maurizio, dicendo al Duca che sua figlia ha sposato uno schiavo, ma Maurizio è ormai un uomo libero e rispettato nella società ed è custode dell’orribile segreto dell’assassinio commesso da Daniele, e solo a lui lo palesa. Questa rivelazione è il colpo fatale per la già labile salute di Daniele che dopo pochi giorni da questi avvenimenti, muore. Prima di morire voleva rimediare in parte ai suoi torti nei confronti del suo benefattore Giacomo lo stradiere, e vuole sposare Lucia, ma non riesce a pronunciare il fatidico sì prima di esalare l’ultimo respiro: muore e le sue ricchezze nate da mala radice, Dio le disperdeva. Lucia alla fine del romanzo diventa promessa sposa di Eduardo Horms, un altro figlio illegittimo del baronetto, che aveva conosciuto le peripezie della giovane grazie a Maurizio Barkley.

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COMMENTO

Questo romanzo è considerato da molti critici, il primo di genere giallo scritto in Italia. Indubbiamente un omicidio avviene nel corso della narrazione, ma è da considerare anche di genere gotico, macabro, con quell’imbalsamazione del cadavere dell’ucciso e con l’obbligo dell’assassino, di custodirne il cadavere per nove mesi!

Pochi i riferimenti storici. Il cap.I della Parte Terza è dedicato ai Cavalieri del Firmamento. Era così chiamata nelle Spagne nei mezzi tempi una comitiva di giovani di alta società e ricchi, i quali andavano di notte in cerca di avventura. Il baronetto ne faceva parte di questa comitiva di giovani scapestrati. Lo scrittore francese Paul Fèval (1860-1933), ha scritto un libro storico intitolato I cavalieri del Firmamento.

Uno dei protagonisti del romanzo, Daniele Fritzthein, era un valente pianista per cui non potevano mancare nella narrazione riferimenti musicali dell’epoca, infatti Quasi tutto il cap.IV, del vol.II, La serata di lady Boston, è dedicato alla lirica, nomina il famoso impresario Domenico Barbaja e vari artisti lirici: Giuditta Pasta, Isabella Colbran, Teresa Giorgi, Giovan Battista Rubini, Luigi Lablache, e Pag.101.II: nomina Rosina e Lindoro personaggi de Il barbiere di Siviglia di Rossini. Ci troviamo nel romanzo anche dei riferimenti filosofici , scrive nel cap.III del vol.II, E se domani mi cercherai, più non sarò, a pag.61: Per mala ventura tutti gli amici di Edmondo, al par di lui, erano seguaci di quella paradossale filosofia alemanna, parodia della ragione naturale che tanto contribuì a stravolgere le idee e a gittarle nel vacuo della ragion pura… ci  fu la moda di filosofare alla Kant come vestire alla francese. Mentre la Germania delirava con Hegel e con Fichte, l’Italia ragionava con Galluppi. Pasquale Galluppi (Tropea 1770-Napoli 1846) ebbe affinità di parentela con Francesco Mastriani. Interessante il pensiero di Mastriani sulla possibilità che ha la scienza di estendere i limiti della vita umana. È un argomento d’attualità ancora oggi, e così prosegue il suo pensiero, a pag.62 del cap.III E se domani mi cercherai, più non sarò, della Parte Quinta : Molto e lungamente si ragionò su questo argomento. Quegli che fe’ sfoggio di maggiore eloquenza si fu il baronetto, il quale dimostrò che allora soltanto la civiltà avrà raggiunto l’apice della perfezione, quando la scienza avrà scoverto il modo di rendere l’uomo più valido contro i perpetui assalti della morte, e più comune la vita centenaria. Vengono citati anche due famosi studiosi: nel cap.IV del vol.II Il testamento, a pag.77: Pietro Manni (Terni 1788-Roma 1839), che fu un medico e ostetrico italiano e scrisse un Manuale pratico per la cura della Asfissie. E a pag.78 dello stesso capitolo, Giuseppe Tranchina (Palermo 1797-1837). Fu un medico italiano che mise a punto un metodo di imbalsamazione dei cadaveri che si basava sull’iniezione intravascolare di una soluzione di arsenico che permetteva di avere una mummificazione perfetta. Questo processo prese il nome di metodo tranchiniano.

Questo romanzo ha avuto in seguito numerosissime ristampe l’ultima delle quali è del 2010, della Rusconi Libri, e riscritto da Divier Nelli, il quale si è limitato a togliere alla lingua un po’ di ruggine, i numerosi segni lasciati dal tempo; a fare, se preferite una sorta di lifting o di restauro per fare in modo che questo romanzo, considerato da molti il primo giallo della letteratura italiana, fosse alla portata di tutti. Prima di iniziare questa…operazione, ho messo sui piatti della mia bilancia immaginaria gli interessi in gioco: quelli dei pochi che vorrebbero Il mio cadavere sempre e solo nella versione originale e quello dei molti ( me lo auguro) che potrebbero godere dello svecchiamento e di un suo ritorno sugli scaffali delle librerie. I secondi, ne sono felici, hanno avuto la meglio. Il compilatore di questo commento, fa parte del primo gruppo di lettori, quelli cioè che gradiscono di più leggere i romanzi di Francesco Mastriani come vennero scritti originariamente.