TRAMA

   La prima parte del romanzo inizia nel 1750. Gasparro Scorpioni, soprannominato la cuccuvaja di Porto, un losco e brutto individuo che campa la vita come maestro latinista di bambini del popolino, grazie all’intercessione di madre Isabella Melloni, ipocrita santocchia, riesce a diventare l’aio di un intelligente ed educato bambino di dieci anni orfano della mamma, Marco, figlio del marchese Giuseppe Arcangelo de Jacellis, ricco e dissipatore nobile napoletano.

   Fin dal primo istante in cui si conoscono, tra il perfido maestro e raffinato bambino, nasce un’antipatia spontanea. La cuccuvaja riceve l’ordine dalla Melloni, di far istupidire il rampollo de Jacellis, maltrattandolo, ma soprattutto facendogli trangugiare della polvere preparata dal dottor Serafino Letale, altro discepolo della Melloni. Ma il bambino muore addirittura avvelenato. In effetti era stata tramata la morte di Marco affinchè il padre, non avendo più eredi, lasciasse in retaggio i suoi beni ai fratelli Domenico  vinaio e Michele trippaiuolo, che erano rimasti a bocca asciutta in quanto i beni e i titoli erano spettati al fratello primogenito Arcangelo Giuseppe. I due fratelli erano dicepoli della Melloni.

   La prima parte del romanzo si conclude in maniera tragica, con ben tre morti:  quella del dottor Letale, ucciso da Aniello il baciliere, altro individuo losco della storia, che viene a sua volta ammazzato dalla cuccuvaja di Porto, e quella del bambino Marco, che è però una morte apparente. Il bambino è salvato dal figlio del custode della chiesa dove è composta la bara. Ha poi luogo la sepoltura della cassa da morto vuota, mentre il bambino torna a vivere nbella famiglia del custode col nome di Marco.

   La seconda parte del romanzo inizia ben 85 anni dopo, nell’anno 1835, nella casa di Antonio de Jacellis Conte di Montenerofiglio di Domenico, il quale era diventato ricco grazie all’eredità che suo padre era riuscito ad ottenere in seguito alla morte del piccolo Marco prima, e di suo padre cinque anni dopo.

   La casa del conte è frequentato da un venerabile vecchio, chiamato Matteo l’idiota a causa di un riso balordo che appare spesso sul suo volto. Egli ha libero accesso in quella casa in quanto anni prima era riuscito a salvare, in circostanze straordinarie la vita del conte che appunto per riconoscenza gli da libero accesso nella sua casa.

  Il conte Antonio ha due figli dissoluti, Domenico ed Ascanio, ma anche una figliuola virtuosa, Emilia, che suo padre vuol dare in sposa ad un ricco ma balordo nobile, ma la giovane è innamorata corrisposta di un giovane, povero e virtuoso poeta, Raffaele.

   Matteo tenta di aiutare la relazione dei due giovani. Dà poi l’incarico a Raffaele di scrivere un romanzo, la cui trama è la storia dei de Jacellis. Una copia del romanzo viene letta dal conte Antonio Montenero il quale capisce che la trama del romanzo si basa sul suo casato e vuol sapere da Raffaele da chi ha avuto l’ha avuta; il giovane non vuol rilevare che la trama l’ha ricevuta da Matteo l’idiota, ma è lo stesso Matteo a svelare il fatto nel momento in cui il conte Antonio sta per usare violenza nei confronti del giovane poeta. Sfogliando il romanzo realizzato da Raffaele e spiegatolo nei minimi particolari alla fine rileva che il piccolo Marco de Jacellis, ritenuto morto all’età di 11 anni invece è vivo e vegeto, è un vecchietto di 95 anni, proprio lui, Matteo l’idiota; il romanzo si chiude con il curioso epitaffio scritto sulla sua tomba: «Questa volta Aspetta DAVVERO La risurrezione dei morti Marco de Jacellis ovvero Matteo l’idiota Vivuto anni cento, sei mesi e tre giorni. Vivi altrettanto, o passeggiero. »

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