COMMENTI

   La trama di questo romanzo dovrebbe essere stata tratta dal racconto di una vicenda realmente accaduta. Altri lavori di Mastriani sarebbero estratti da manoscritti o episodi a lui raccontati: La sepolta viva, Karì-Tismè Memorie di una schiavaLe memorie d’ una monacaGiovanni Blondini Memorie di un artistaAngiolina.

   Secondo una studiosa, la dottoressa Anna Cristiana Addesso, lo scrivere dei romanzi, ricavando le trame da manoscritti reperiti, sarebbe una tecnica di scrittura.

   L’intreccio del romanzo è abbastanza limitato, ruota attorno ad una storia d’amore, seppur particolare, tra due giovani siciliani. La protagonista femminile rischia di morire giovane e ciò a causa di una patologia del tutto particolare.

   Nel romanzo l’autore in una nota scrive «Chiediamo scusa a’nostri lettori se abbiamo creduto di qui riportare, in bocca del marchese Giuliano, alcune nostre teorie sviluppate nel nostro romanzo La Brutta: Perché una donna giovane e ben conformata possa vivere nelle condizioni normali della sanità è d’uopo che, oltre dell’azoto e dell’ossigeno, ella ritrovi un elemento nell’aria atmosferica che respira; e ancora questo terzo elemento respirabile è l’amore [1]. La donna è creata per l’amore; è questa le legge suprema della sua natura, il bisogno irresistibile del suo cuore. l’aria per lei respirabile debbe essere composta di 90 parti d’amore e di dieci parti di ossigeno e di azoto. Dove ella non si tuffi in questa atmosfera, essa langue, soccombe e muore». [2]

   Pochi i riferimenti storici. Pur essendo del 1868 l’inizio del romanzo, cioè dall’incontro casuale in un treno tra Mastriani e colui che gli darà l’input per il romanzo, la vicenda inizia poco dopo l’unità d’Italia, non vengono però citati personaggi specifici bensì due città «Palermo e Napoli sono al certo le due città d’Italia, che più si sono sacrificate su l’altare della unificazione italiana». [3]

   In questa opera, l’autore descrive una peculiarità fondamentale della sua vita: quella del non essersi mai allontanato dalla sua città natale (vedi NOTE). Ma descrive anche altri particolari interessanti sulla sua vita «Alla età di sedici anni, io venni da Carlo Filangieri, principe di Satriano, impiegato nella Società Industriale Partenopea, impiego che mi occupò fino all’anno ventiquattresimo della mia età, e che fui costretto a lasciare come sterile, faticoso e senz’avvenire alcuno». [4]

   Mastriani ci tiene a sottolineare la sua abitudine di ricercatore di avvenimenti accaduti realmente «E così siamo noi altri incettatori di novelli casi e avvenimenti». [5] Ma anche si ritiene un attento osservatore del personaggio con cui è in contatto «D’altra parte, è questa la maledetta consuetudine che ho presa da molti anni di pormi a studiare su le facce altrui, come su libri più o meno aperti». [6]   Anche qualche dettaglio fisico sulla sua persona «portava mustacchi e pizzo alla Cialdini, siccome li porto io». [7] Il riferimento è ad Enrico Cialdini (Modena 1811-Livorno 1892), che è stato un contemporaneo di Mastriani, una tra le figure di maggior rilievo militari nel Risorgimento.

   Descrive due pensieri profondi del protagonista Lorenzo, ma che senz’altro saranno stati condivisi da lui stesso «Io pongo un buon pranzo tra i piaceri della vita a pari  di buona lettura, e mi piace la sobrietà, che aggiunge un nuovo piacere al pranzo di quest’oggi, e ciò è l’appetito per quello ci domani». [8]

   Tra le tematiche da segnalate la sua antipatia sulle cose di Francia «chè in quanto al francese dichiarai la mia invincibile antipatia per la nazione e per la lingua, la quale ben volentieri amerei non aver mai imparata o aver del tutto dimenticata ». [9]

   Anche in questo romanzo spiccano le tendenze sociali – cristiane di Mastriani «Nessuno ha diritto al superfluo quando tutti non hanno il necessario, Cristo disse: il superfluo datelo ai poveri. [10] Sempre contrario all’eredità Una delle più assurde ed immorali leggi o costumanze della nostra società, si è appunto questa che dicesi eredità, legge su cui poggia un mostruoso edificio in aperta ribellione col divino equilibrio, coi dettami della eterna giustizia e coi più ovvii principii del diritto naturale». [11] Cita anche un pensiero tratto dall’ Epistolario del poeta e scrittore Giuseppe Giusti «Lo Stato che ruba la popolo è ladro; il popolo che ruba allo Stato è ladro; e chi ruba a un tempo stesso allo Stato e al popolo, andrebbe ghigliottinato per la testa e pei piedi». [12]

   Anche in questo romanzo l’autore esprime il suo giudizio su due temi già affrontati in altre opere: il suicidio e il duello.

   Riguarda al primo, nettamente contrario al suicidio, cita un pensiero di un suo autore preferito J. J. Rousseau, dalla sua Nuova Eloisa «Tu vuoi morire! Presto o tardi tu sarai consolato e vorrai vivere, e di suo aggiunge È certo impertanto che quando l’uomo si crede precipitato nell’imo della sventura, vien dal cielo una mano pietosa che il risolleva e il riconcilia colla vita che un momento prima egli volea violentemente troncarsi». [13]

   Anche sul duello è nettamente contrario «Conosco pure le vostre idee sul duello, signor Mastriani, e mi dichiaro del vostro stessissimo parere. Voi dite che il provocare o accettare una sfida di duello è prova di codardia e non di coraggio, il quale si manifesta splendidissimo nel rifiuarla. Chiunque accetta un duello sa di far cosa contraria alle leggi di Dio, alla ragione, alla coscienza ed al sentimento del proprio dovere, e ciò non pertanto accetta il duello perché ha paura della pubblica opinione. Ecco un codardo che non ha il coraggio di sostenere le proprie convinzioni». [14]

   Una citazione anche per un giovane poeta molto stimato da Mastriani, Saverio Costantino Amato e del quale viene riportata, in questo lavoro, una sua poesia Una Visione. L’autore ci tiene a sottolineare di aver conosciuto il giovane poeta, «ingegno privilegiato per quanto modesto. Egli moriva di tisi nel novembre dell’anno 1837». [15] In quell’anno Francesco Mastriani aveva appena diciotto anni!

                                                                ROSARIO MASTRIANI

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[1] Francesco Mastriani, Eufemia, Napoli, L. Gargiulo, 1868, p. 245.                             

[2] Ibidem, p. 79.

[3] Ibidem, pag. 293.

[4] Ibidem, pag. 5.

[5] Ibidem, pag. 14.

[6] Ibidem, pag. 7.

[7] Ibidem, pag. 7.

[8] Ibidem, pag. 19.

[9] Ibidem, pag. 18.

[10] Ibidem, pag. 28.

[11] Ibidem, pag. 26.

[12] Ibidem, pag. 31.

[13] Ibidem, pag. 125.

[14] Ibidem, pag. 221.

[15] Ibidem, pag. 187.

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.   I fatti narrati risalgono proprio all’anno di pubblicazione del romanzo, 1868; ma da questo anno il racconto si sposta all’indietro. Il titolo completo del romanzo, nel frontespizio, è seguito dalla precisazione “Romanzo contemporaneo”, da prendere alla lettera nel senso che pubblicazione e fatti narrati si riferiscono allo stesso anno, 1868.

   Il marchese Giuliano ha una figlia malata, Eufemia. La malattia è tanto misteriosa quando severa: la giovane, curata senza successo dai migliori medici, rischia di morire. Il dottor Cattanei, materialista, amico di famiglia di Lorenzo Foscaldi e ultimo dei primari chiamati dal marchese Giuliano, fa buttare via tutte le medicine e prescrive, invece… sesso. Eufemia, è il suo ultimo responso, dovrà accoppiarsi ripetutamente per non soccombere. Il marchese Giuliano dispone così le cose: in una villetta, in località la Ficuzza, non lontana dalla città (siamo a Palermo), di notte Eufemia si incontrerà silenziosamente con il suo ignoto amante nella più impenetrabile oscurità. La terapia dà l’effetto desiderato. Frattanto Lorenzo, che è appunto il segreto amante, incontra in società, senza riconoscerla, la bella Eufemia e se ne innamora perdutamente.

   Finiscono a questo punto le visite notturne alla villetta della Ficuzza. Eufemia torna ad ammalarsi e si assenta per un certo periodo. Al suo ritorno Lorenzo la chiede in moglie. Eufemia rifiuta pur dichiarando di amarlo. Lorenzo, innamoratissimo, in preda alla malinconia, per una caduta rischia di morire e, nella lunga convalescenza, continua a pensare a Eufemia che, peraltro, gli invia messaggi d’amore.

   Lorenzo la incontra di nuovo e le chiede la ragione del suo rifiuto. Ella confessa sono madre. Lorenzo quasi impazzisce. Vuole sapere chi è il suo rivale. Eufemia, alla fine, gli racconta la verità e i due si riconoscono come gli amanti della Ficuzza. Riprendono il figlio che era stato affidato a una balia e si sposano. Qualche anno dopo Eufemia muore e Lorenzo, che incontra lo scrittore Francesco Mastriani per caso, gli racconta la strana storia.

                                                                                                            FRANCESCO GUARDIANI