COMMENTO

   Romanzo decisamente storico. Inizia con il recarsi nel tempio di S. Giovanni a Carbonara del giovane Aniello Agnolo, [1] figlio del pittore Colantonio del Fiore, che rimane incantato nel vedere il sepolcro di re Ladislao fatto realizzare dalla regina Giovanna II dallo scultore-architetto Andrea Ciccione (Napoli1360-1435): «Era un giorno piovoso di novembre dell’anno 1416, un giovinetto di poc’oltre i tre lustri…». E in seguito a questa visione comincia a studiare architettura, diventando discepolo dello stesso Andrea Ciccione, e diventa scultore.

    Anche Antonio Solario, di professione fabbro-magnano, diventa un grande pittore quasi per caso, ovvero per amore. [2] Incerta la biografia del Solario, Mastriani prende per buona quella che lo fanno nascere a Civita d’Abruzzo nel 1382 e morire in Napoli nel 1455, e che sposa la figlia del pittore Colantonio del Fiore (Napoli 1352-1444) nell’anno 1416, quando ritornò a Napoli dopo dieci anni di assenza, e da dove si era allontanato presumibilmente nel 1408.

   Nel dare cenni sulla vita e sulle opere dello Zingaro, Mastriani si serve delle notizie di un tale Giovanni Angelo Criscuolo, che visse in quei tempi. [3]

   Lo Zingaro fu discepolo del pittore Lippo di Dalmasio, nato a Bologna nel 1352; la data della sua morte è incerta, comunque prima del 1421, forse nel 1410. È probabile che i due si siano conosciuti nell’anno 1408: «andò a trovare un bravo pittore Lippo da Bologna il quale a prima non lo voleva imparare perché lo vedeva giovane grande di più di 26 anni». [4]

    Viene citato nel romanzo anche Agnolo Franco, discepolo di Colantonio del Fiore, e che pure divenne un bravo pittore.

  Indubbia protagonista della storia, è la regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo, figlia di Carlo III d’Angiò, al quale l’autore dà ampio spazio.

   Nata a Zara in Croazia nel 1373 e morta a Napoli nel 1435. Salì sul soglio del trono di Napoli dopo la morte del fratello Ladislao I avvenuta nel 1414 il quale non aveva eredi legittimi,e dove ci rimase fino alla sua morte. Giovanna II quando salì al trono aveva 41 anni ed era già vedova del primo marito, il duca Guglielmo I d’Asburgo sposato nel 1401 e morto cinque anni dopo. 

   Fin dal principio del suo regno ebbero molta influenza presso di lei e nella gestione degli affari di Stato i cosiddetti favoriti, nelle sue grazie entrò Pandolfello Piscopo. Ben presto contrasse un nuovo matrimonio. La scelta cadde su Giacomo II di Borbone, conte di La Marche, che poteva assicurare alla regina anche l’importante sostegno della monarchia francese.

   Il 10 agosto 1415 furono celebrate le nozze. Giovanna negò al marito il titolo regio, attribuendogli soltanto i titoli di Principe di Taranto e Duca di  Calabria. Ma le intenzioni dello sposo erano ben altre: subito dopo le nozze, Giacomo fece uccidere Pandolfello e stabilì il suo controllo diretto sulla corte attraverso funzionari francesi di sua fiducia, costringendo Giovanna a riconoscergli il titolo di re di Napoli.

   Nel settembre del 1416 la nobiltà scatenò contro Giacomo violenti tumulti nella capitale, finché questi non si vide costretto a rinunciare al titolo regio. È in questo periodo che Giovanna diede inizio a quella che passerà alla storia come la più celebre e discussa delle sue relazioni. Favorito della regina diventò l’ambizioso Sergianni Caracciolo che acquisirà negli anni un enorme potere. Estromesso dalle vicende di governo e frenato nei suoi propositi di potere, nel 1418 Giacomo di La Marche decise di abbandonare Napoli e di ritirarsi in Francia, dove vestì l’abito dei francescani fino alla morte .

   Uscito di scena il marito scomodo e presuntuoso, Giovanna poté finalmente celebrare la sua  incoronazione. Il 19 ottobre 1419  fu consacrata unica e legittima sovrana di Napoli col nome di Giovanna II.

   La regina restava a Napoli, dove tutto il potere politico era di fatto nelle mani di Sergianni Caracciolo. Ma l’antica coppia stava per vivere l’ultimo atto della sua lunga storia. La sfrenata ambizione del Caracciolo, sempre più avido di potere e ricchezze, cominciò ad irritare la regina, stanca della posizione di sottomissione ai voleri di quell’uomo che lei stessa aveva reso così potente. Opportunamente consigliata dalla sua corte, il 19 agosto 1432 Giovanna fece eseguire l’assassinio di Sergianni, ucciso a pugnalate da un gruppo di sicari nelle stanze di Castelcapuano . Giovanna, ormai anziana, dispose nel proprio testamento che alla sua morte, non avendo eredi, la corona passasse a Luigi III  nominandolo duca di Calabria (titolo degli eredi al trono). Tuttavia, Luigi III non regnò mai perché morì prima della regina Giovanna II e tutti i titoli, compreso il trono di Napoli, passarono al fratello Renato, in quanto anche Luigi III era privo di eredi. Il fratello Renato divenne nel 1435 il primo re di Napoli della dinastia degli Angiò-Valois. 

   La regina Giovanna II morì a Napoli il 2 febbraio 1435 , all’età di 62 anni. Fu sepolta nella Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, a Napoli. Con la sua scomparsa si consumava la caduta definitiva della dinastia degli Angiò-Durazzo dal trono di Napoli e l’estinzione della discendenza di Carlo III. Per la potente casata francese, assurta agli onori della regalità con Carlo I, la morte di Giovanna rappresenta la fine del dominio sul Regno di Napoli.

    Ancora oggi si può ammirare nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara di Napoli, il mausoleo sepolcrale che la regina fece erigere, su opera del maestro Andrea Ciccione, al fratello Ladislao I.

                         ROSARIO MASTRIANI

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[1] Francesco Mastriani, Lo Zingaro, Napoli, Luigi Gargiulo, 1871, I.vol. p.5

[2] Ibidem, I.vol. p.133

[3] Ibidem, II.vol. p.130

[4] Ibidem, II.vol. p.128