GL’IMPIEGHI IN AMERICA

   Mentre in Italia la pianta parassita dell’impiegomania ha posto così profonde radici, che quasi quasi si devono invocare espedienti eccezionale per isbarbicarla, in America invece non può germogliare, e pari anzi si stia in pericolo di doverne amputare le semente.

   Leggesi in un giornale di New York, che il Presidente Johnson, avendo a nominare un prefetto per la Virginia, non ha potuto metter le mani sopra alcuno, che fosse disposto ad accettare.

   Tutti coloro cui si diresse gli avrebbero risposto:

   «Vi ringraziamo, sig. Presidente, dell’alto onore cui ci volete chiamare, ma avendo i nostri piccoli affari particolari da accudire non possiamo accettare; rivolgetevi ad altri che non abbia occupazioni, o che non sappia far di meglio che l’impiegato governativo; poiché noi crediamo giovar meglio alla società accudendo ai nostri affari industriali e commerciali.»

   Ed intanto il povero Presidente cerca ancora. Egli domanda un prefetto e non può trovarlo.

   Presso di noi il governo almeno non ha d’accendere la sua lanterna come Diogene né come il Presidente Johnson, per trovare un uomo, cioè un impiegato. Appena si fa un posto vacante, vi sono i mille sollecitatori che armati di raccomandazioni e di pretese vi danno l’assalto.

   Che differenza!

   In America i cittadini hanno in orrore il collare amministrativo. Gli americani sono proprio egoisti! Nessuno è disposto a sacrificarsi per la nazione indossando un vestito broccato per papparsi qualche oncia d’oro al mese; e ciò spiega il perché si dovette ricorrere alle donne per vari impieghi governativi, come per molti uffizi telegrafici, uffizi postali e vari altri.

                   (Avvis. Aless.)

                                                 FRANCESCO MASTRIANI