IL MESE DI OTTOBRE

DEUS NOBIS HAEC OTIA FECIT (Virgilio)

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   Io adoro il mese di ottobre; in questo rassomiglio agli scolari ed agli affittatori degli asini; ma credo che non sono il solo che ha molta predilezione per questo mese. In Napoli ottobre è il mese della cuccagna, dei divertimenti, e dei piaceri della compagnia; esso potrebbe rassembrare presso di noi gli antichi Saturnali Romani, i quali comechè più fragorosi e più brillanti, erano per altro di più poca durata.

   In questo tempo di transizione tra la molle stagione ed il rigido verno, ogni onesto borghese pone un PUNTO CORONATO nelle sue consuetudini di tutto l’anno; abbandona le sue faccende ordinarie e si dà bel tempo in qualche amena villetta sua propria o da qualche casino tolto in affitto. Non sì tosto le noiose e soffocanti CONTR’ORE cadono sotto le aure fresche e balsamiche di settembre, non sì tosto le prime acque autunnali fanno più grati i fichi del Vomero e di Posillipo, e tolgono la calda polvere dalle strade maestre della città; insomma non sì tosto il Calendario segna i primi giorni di ottobre, ecco salirsene verso i Camaldoli o il Vomero le allegre brigate su i pazienti somari le quali vanno a mangiar fichi e prosciutto – È l’alba, io mi alzo alle cinque, accendo il mio sigaro, e mi pongo al balcone che sporge sulla salita di Pontecorvo – Le comitive sui somari si susseguono a brevi intervalli – È bello spettacolo quello delle fughe, dei ritorni delle cadute, e degli altri esercizi ed evoluzioni, cui quegli indomiti animali assoggettano i loro cavalieri – In questo mese l’asino, bestia di natura placidissima, e generalmente negletta, diventa alla moda come un cavallo inglese di puro sangue, o un arabo corsiere – Qui vedete un uomo di una problematica grossezza il quale per tener dietro a un suo lesto compagno sferza con la voce e col bastone una povera bestia che non può camminare sotto quella pesantissima mole incarnata, più in là si scorge una mano di LIONS dai cappellucci bianchi e schiacciati dai TWINES alla moda, dalle barbe asiatiche e i capelli alla Polca, che corrono a tutto galoppo sovra quei placidi asinelli, i quali sentendosi sulle groppe quei feroci e nobili animali, vogliono imitarli almeno col furore della corsa, poco stante veggonsi sboccare dalla Tarsia quattro grandi somari che vanno a passo lento e grave perché sono montati da due Amazzoni e da due cavalieri che le affiancano; le amazzoni sono due donnette vivaci che ridono sempre ogni qualvolta sentonsi vacillar sulla sella e i due cavalieri sono due giovinotti che portano i guanti bianchi e le lenti (cose che egli non abbandonano mai). Il giovedì che l’antica Italia aveva consacrato a Giove, DIES JOVIS, l’Italia moderna lo consacra interamente al piacere durante il mese di ottobre: in ispezialità la felice Partenope non potrebbe lasciar passare un solo dei suoi quattro o giovedì di ottobre, senza celebrarli con feste, passeggiate tributi e pranzi a Portici, a Castellammare, a Caserta ed in altre tali amenissime e care nostre vicine.

   Il dolce far niente che gli stranieri c’invidiano a torto, e di cui ci fanno gravissima colpa, soltanto in questo mese è in tutto il suo vigore – I Napolitani laboriosi e industriali si riserbano in questo mese dell’anno per abbandonarsi a tutte le delizie che loro ispira il clima soavissimo, quante volte però lo scirocco che domina quasi sempre sotto il nostro cielo e che arreca spessissimo piogge, ce ne lasci l’agio e non turbi con fosche nugole l’aer puro e sereno del nostro cielo incantevole. Gli impiegati, i commessi, e l’infinita generazione degli apprendisti, noverano i giovedì d’ottobre tra le innumerevoli feste che prendono nel corso dell’anno, le quali essi celebrano con tanta esattezza e coscienza, se pure per via di PERMESSI ottenuti o di finte MALATTIE non giungono a celebrare per intero il mese di ottobre tra le gioie della cara villeggiatura – Gli avvocati lasciano in questo mese d’affliggere i poveri clienti con le note di spese, e vanno a realizzare coi sollazzi il denaro accumulato a furia di chiacchiere – Soltanto i medici pietosi non abbandonano le loro pazienti vittime, restando sempre a lottare con l’incurabile morte. È cosa a tutti nota e da tutti ammessa che durante questo mese di spensieratezza e di allegria, si sospenga di pagarsi i creditori: questo solo basterebbe per far di questo mese un mese adorabile. D’altra parte se un molesto e spietato sartore, se un calzolaio indiscreto viene in qualche giorno di ottobre per presentarvi la nota degli abiti o degli stivali fatti per voi, ci è il motto d’ordine, il pretesto legittimo per rimandarli via, senza che possano lagnarsi quando lor si dica: IL SIGNORINO È IN CAMPAGNA.

   In ottobre tutto è sospeso: la natura stessa, vicina a darsi in braccio al brutto vecchio, l’inverno, sembra volersi godere quei giorni di libertà; essa ha dei profumi misteriosi, delle dolci esalazioni in cogente negli altri mesi dell’anno. Fino a novembre le scuole, le amministrazioni, i collegi, sono deserti – I giornali eziandio si riposano, anche per non aggravare di numeri ATTRASSATI i poveri associati: soltanto Il Sibilo sembra rinascere in ottobre, e continua la carriera del suo secondo anno fresco come il venticello che spira in questo mese tra le vigne delle nostre campagne.

                                                                                                FRANCESCO MASTRIANI