IL ROMANZO GOTICO DI FRANCESCO MASTRIANI

    

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………….... Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

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INTRODUZIONE

   La presente ricerca si prefigge di analizzare gli elementi gotici nei romanzi di Francesco Mastriani, sotto un profilo tematico, attraverso l’analisi delle immagini macabre e sanguinarie e la presentazione delle varie tipologie di mostri umani.

   Nato a Napoli nel 1819, dopo un’attività giornalistica iniziata nel 1838, Mastriani approda, nel 1845, al romanzo d’appendice. A partire da questa prima esperienza, la sua attività di scrittore non avrà tregua, sia per necessità economiche, sia per la facilità con la quale egli trasformava in storie avvincenti trame all’apparenza semplici: storie di donne torturate, di amori proibiti, di tranelli, di stupri, di maledizioni, di patimenti e orrori si riverseranno sulle pagine dei suoi romanzi e sulle appendici dei giornali di Napoli. Mastriani pubblica su Il Sibilo, L’Omnibus e, soprattutto, sul Roma e Il Pungolo; da questa incessante attività appendicistica nascono i suoi romanzi più interessanti, ma anche i più scabrosi che rivelano la sua natura di scrittore gotico.

   Nel primo capitolo di questo testo si tenta l’analisi del gotico in Mastriani attraverso tre operazioni critiche: in primo luogo si è guardato alla critica che si è occupata del fantastico nella Italia del XIV secolo, quindi si sono considerati gli influssi del romanzo gotico inglese del Settecento, tenendo conto delle definizioni date dai due teorici maggiori, ovvero Tzvetan Todorov e David Punter; infine, si è tenuto conto dell’influsso che il feuilleton francese ebbe nella narrativa di Mastriani. si è potuto stabilire, così, la totale aderenza dell’autore alla cultura europea della quale la Francia fu la maggiore fonte di ispirazione: è la terra di Franz Mesmer, Philippe Pinel, Eugène Sue e Honorè de Balzac a colpire maggiormente l’immaginazione di Mastriani; da queste basi nascevano le trame dei suoi romanzi. Attraverso questi modelli letterari europei lo scrittore genera una narrativa che, in terra italiana, unisce gli spiriti animati dall’unificazione e quelli disperati della miseria, che nell’autore diventano spesso quadri di vivido realismo.

   Briganti, camorristi, prostitute, sadici, maniaci, assassini deformi, alienati: sono alcune delle tipologie di mostro che lo scrittore ha ritratto nelle sue opere dal taglio cruento. Da questa categoria maggiore di personaggi si possono distinguere alcune tipologie di donne mostro: le aristocratiche, le seduttrici, la madri assassine, le fattucchiere e le popolane. Nella delineazione della figura femminile, Mastriani ha insistito sui concetti di bene e male, bello e brutto, di seduttrici e di sedotte. Le figure maschili, al contrario, sono per lo più caratterizzate da seduttori e carnefici, quindi appartenenti quasi esclusivamente alla categoria del male. Una figura interessante è rappresentata dal medico, impegnato nelle più raccapriccianti pratiche scientifiche, quali l’imbalsamazione, la cerificazione o le autopsie. Mastriani ha voluto cogliere di questa figura professionale il carattere insidioso e la legge spietata della ricerca medica che semina morte in nome della scienza. Le teorie sulla Notomia morale, elaborate dal fratello Giuseppe Mastriani, e quelle di fisiognomica di Cesare Lombroso, si traducono in un’indagine medica del corpo umano che viene vivisezionato, mutilato, decapitato o smembrato: tutte pratiche che devono generare nel lettore stati di ansia e di paura; il gotico naturale viene anche espresso attraverso le descrizioni della deformazione fisica dei personaggi, causata da un parto innaturale o da una malformazione congenita.

   I romanzi di Mastriani descrivono un grandioso quadro della mostruosità rappresentata dallo scrittore per assolvere al compito che egli riconosceva per sé: emozionare intrattenendo. La messa in scena della paura qui proposta è stata raggruppata a seconda delle tipologie di mostruosità o del tipo di orrore che andavano a rappresentare.

   Un particolare cenno è stato riservato alla poetica di Mastriani, ovvero al suo modo di rappresentare la paura. Quando alle forme narrative dello scrittore partenopeo, si è tenuto conto della distinzione, operata da Francesco Guardiani, di quattro categorie retoriche principali e precisamente dell’anatomy, del novel, del romance e della confession; queste forme retoriche, individuate nei vari romanzi dell’autore, sono servite a mettere ordine nel suo vasto e complesso mondo narrativo.

   Nel secondo capitolo del testo si prendono in esame tre romanzi gotici di Francesco Mastriani: La cieca di Sorrento (1851), Il mio cadavere (1851) e il suo seguito Federico Lennois (1852). Vi troviamo un gotico fantastico tradizionale, ancora molto vicino all’influsso del romanzo inglese del Settecento. A mostrarlo, la presenza di una trama fantastica, come lo è quello dell’innamoramento della bella cortigiana per un medico cinico e mostruoso, la presenza di castelli, di intrighi e di morti misteriose. Ne La cieca di Sorrento fa la sua prima apparizione la figura del medico, che avrà un ruolo più determinante nei successivi romanzi e in particolare ne Il mio cadavere, nel quale il dottor Weiss assolverà al compito agghiacciante di mummificare il corpo del protagonista appena ucciso dal figlio. Il gotico psicologico nel Federico Lennois catapulta, invece, il lettore nel terreno della follia del protagonista, confinato nel manicomio di Parigi. Ritornano qui i temi cari a Mastriani relativi al potere della scienza, al ruolo insidioso della medicina e dei medici, ma anche i temi più scabrosi quali il seppellimento prematuro, la decomposizione del corpo, la verminazione e il laboratorio anatomico per gli esperimenti scientifici. Della morte prematura, e soprattutto dei segni certi della morte che ne scongiurino uno spaventoso seppellimento da vivi, Mastriani continuerà a parlare nei suoi scritti successivi.

   Il secondo capitolo analizza i romanzi “socialisti”, più direttamente appartenenti alla tradizione italiana dei “misteri”. Il termine socialista viene utilizzato per la prima volta dallo studioso Antonio Palermo, il primo critico ad aver riconosciuto nell’indagine sociale di Mastriani anche una vena gotica. [1]

   Nel 1862 lo scrittore apre la stagione socialista iniziando la sua personale indagine sulla miseria di Napoli e delle classi popolari. Primo romanzo di questa fase narrativa è I vermi. Studi storici su le classi pericolose in Napoli (1862), un testo composto da varie storie nelle quali si illustrano le più spaventose piaghe della società corrotta del suo tempo: l’ozio, la miseria e l’ignoranza. Gli elementi propri del gotico socialista di questo romanzo suggeriscono la paura che si nasconde nella città, descritta come una sorte di inferno dantesco: il libro racconta oscenità sessuali, stupri di gruppo, infanticidi, malattie che portano alla decomposizione del corpo, delitti efferati e tanta corruzione che l’autore scova entro i tuguri malfamati di Napoli. Qualche anno dopo l’unificazione d’Italia Mastriani pubblica Le ombre. Lavoro e miseria (1867), in cui si racconta la vita tormentata di una famiglia di Napoli e la condizione del lavoro femminile, dell’abuso e dei maltrattamenti dei potenti sui deboli. I misteri di Napoli (1870), infine, di cui la critica si è occupata maggiormente, mette in risalto le due tipologie di mostro più care all’autore: quella di tipo morale e quella di tipo biologico. Il romanzo offre al lettore gli esempi più vividi del gotico sanguinario di Mastriani, sotto forma di macabre esecuzioni e perversioni sessuali e morali.

   Il quarto capitolo mette in risalto un tipo di gotico evoluto: Mastriani anticipa quello che sarà il romanzo poliziesco e la detective story, tratta una tipologia di mostro legata alla malattia mentale. Questa fase, per la quale si è scelta qui la definizione di “trilogia psicoanalitica”, riguarda il gotico che affronta temi esistenziali, quali lo sdoppiamento dell’io, alienazione mentale e la follia che culmina nel delitto efferato. In questo contesto si sono presi in considerazione tre romanzi: Il dottor Nereo d’Orsani o La catalettica (1876), Cenere o La sepolta viva (1877) e La sonnambula di Montecorvino (1881). La malattia mentale e la perversione sessuale, che emergono nei protagonisti dei romanzi qui analizzati, porta a un gotico appunto, psicologico, i cui esempi più eclatanti sono la necrofilia e l’incesto; la prima, in particolare, è la perversione sessuale che in Mastriani meglio interpreta il rapporto conflittuale dell’uomo con la sua psiche.

   Ritorna la figura ambigua del medico, visto più nella sua componente umana e psicologica che in quella scientifica. Il romanzo di quest’ultima fase narrativa di Mastriani inaugura il racconto a enigma, ovvero un tipo di storia nella quale il lettore viene più volte invitato ad anticipare l’epilogo delle vicende trattate, in modo deduttivo.

   La “trilogia psicoanalitica” si conclude su uno scenario inquietante di follia: il malato di mente, nel caso specifico una donna, rappresenta la tipologia di mostro cittadino più pericolosa, che culminerà con la figura della madre assassina. L’intrusione dell’inconscio e della mente malata chiude il sipario sull’indagine della paura in Francesco Mastriani: un teatro degli orrori rappresentato da immagini macabre e sanguinarie, ma mai esagerate o inverosimili in quanto regolate, come vedremo, da leggi scientifiche e razionali.

                                                                                                            PATRIZIA NOCE BOTTONI

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[1] Anche Georges Hèrelle, definì Francesco Mastriani “socialista”, in un articolo su «Revue de Paris» del 15 luglio 1894, dal titolo Un romancier socialiste en Italie (nota di Rosario Mastriani).

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   Amori proibiti, tranelli, torture, stupri, maledizioni, patimenti e orrori sono gli elementi chiave della prosa di Francesco Mastriani (1819-1891). Giornalista e scrittore napoletano di avvincenti e controversi romanzi d’appendice, egli deve la sua fortuna letteraria alla straordinaria capacità di mescolare fantasia e finzione con i fatti di cronaca nera che affollavano i giornali partenopei dell’epoca.

   La narrativa di Mastriani – che si inserisce nella grande tradizione gotica francese e del feuilleton, e in quella settecentesca d’Oltremanica – si nutre di due tipologie di mostro: la donna, aristocratica, seduttrice, madre assassina, fattucchiera, popolana; e l’uomo, seduttore e carnefice. A queste si aggiunge la figura ambigua del medico, personificazione della ricerca scientifica che semina morte in nome della scienza, a cui è dedicato ampio spazio ne La cieca di Sorrento.

   I misteri di Napoli, invece, è uno degli esempi più vividi del gotico sanguinario, preludio del romanzo poliziesco e della directive story verso cui tende la “trilogia psicoanalitica”, fase culminante della prosa di Mastriani, in cui il gotico si arricchisce di tematiche esistenziali.

   All’analisi degli elementi gotici presenti nelle opere dello scrittore napoletano (dalla scelta di immagini macabre a quella dei personaggi, veri e propri mostri umani) è dedicato l’interessante libro di Patrizia Bottoni.[1]

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[1] Nota in quarta di copertina.

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   PATRIZIA NOCE BOTTONI insegna lingua e letteratura italiana. Dal 2010 è School Board Trustee, fiduciario delle scuole cattoliche presso il Provveditorato della città di Toronto. Si è laureata in lettere presso l’Università “Ca Foscari” di Venezia con una tesi sullo scrittore italo-canadese Nino Ricci. In Canada ha completato una laurea in Scienza della Formazione presso la York University e un Dottorato di Ricerca presso l’università di Toronto. Oltre ad insegnare lingua e letteratura italiana, lavora nel campo della comunicazione come giornalista e speaker radiofonica per alcune emittenti italo-canadesi.