SCONCI CHE SI COMMETTONO NELLE FESTE DA BALLO

   Vogliamo dire qualche cosa sugli errori che si commettono più comunemente in una festa da ballo, anche dalle persone meglio educate e che sono più istrutte degli usi e delle pratiche del mondo.

   Non parliamo di ciò che si richiede per dare un divertimento di questo genere in modo che tutti gl’invitati ne restino soddisfatti; imperciocchè moltissimo avremmo a dire su questo subbietto.

   La splendidezza degli addobbi della sala, della illuminazione, la ricchezza del buffetto e de’rinfreschi non bastano a rendere piacevole la serata, se mille altre cose non vi si accompagnano. Ci vuol gusto, discernimento, pratica del mondo, per disporre le cose in modo che nessuno trovi a collocare una parola di critica. Ci occuperemo dunque soltanto degli errori più grossolani che si commettono dagl’invitati, uomini e donne. E, cominciando dagli uomini, leviamo altamente la voce contro le così dette presentazioni, uso assurdo e sconcissimo che vorremmo interamente vedere abolito; epperò preghiamo tutti quei signori che tengono qualche divertimento di ballo in casa loro di avvertire tutti gli amici invitati di non presentare nessuno. Che cosa significano queste parole di convenzione Permettete che io vi presenti il sig? Ciò vuol dire, in altri termini: «Permettete che questo signore che voi non conoscete, e che forse non vedrete che una sola volta in vita vostra, stringa il busto di vostra moglie, delle vostre figliuole, delle mogli e delle sorelle de’vostri amici; che mangi i vostri pasticcetti e beva i vostri vini; che si ficchi nelle vostre stanze e faccia l’occhietto alla vostra cameriera; che si sdrai su i vostri sofà e sulle vostre poltrone; per dare, dopo ciò, il diritto a questo quidam di dire che voi siete un avaro, uno spilorcio o un babbeo; che vostra moglie è una civetta, che vostra figlia è una smorfia, che i vostri pasticcetti sono tanti drastici e il vostro vino è un po’asprino».

   Un uomo che senta rispetto di sé medesimo non si fa presentare la sera stessa d’una festa; ma trova il modo di acquistarsi precedentemente la conoscenza e la stima della persona, in casa della quale mostra desiderio di andare. Ben è vero che nell’alta società simili presentazioni non hanno luogo; e vogliamo sperare che se ne bandisca l’uso anche dalle mezzane classi.

   E con questa sconcia usanza finiremo di sentire le ridicole testuali parole Vi dedico la mia servitù, parole che bene interpretate e spiegate nella lingua della verità significano: – Sei pure il gran gaglioffo se credi che io m’infistoli di te un fuscello. Io vengo qua per tua moglie, per le tue figliuole o per le tue sorelle e pel tuo buffetto; e, se mi riesce, o se trovo il terreno docile, farò alla tua fronte il regalo di allungarle le apofisi.

   Molte famiglie non si recano ad una festa che menando e trasportando seco tutta la roba più o meno animata e pesante che ci hanno in casa, epperò a cominciare dalla nonna di 90 anni che si addormenta sopra un sofà aspettando che suoni l’ora del buffetto, fino alla bambina lattante e al cagnolino. Ci ha delle famiglie i cui individui sembrano incollati tra loro in modo che non possono scollarsi; e dove va uno vanno tutti indistintamente. Noi domandiamo che piacere posson fare in una festa da ballo le vecchie e i ragazzi d’ambo i sessi? Sarebbe più conveniente, più decente, più salutare, più morale, che le prime si addormentassero in casa propria piuttosto che nell’altrui, e che i secondi non si mandassero a dare guasto ai buffetti.

   Dunque fuori vecchi e ragazzi, elementi assolutamente eterogenei in un ballo, e che riuscir possono fastidiosi, importuni e molesti.

   Passiamo innanzi, due parolette all’orecchio dei mariti gelosi che menano le loro mogli in questi divertimenti

   Spesso avviene che questi disgraziati o non permettono alle loro mogli di ballare; e in tal caso si dovrebbe dir loro: Fateci la grazia di dirci a che siete venuti? Vi lusingate forse che la vostra presenza ci rallegri le costole e che senza i raggi della vostra proibita metà il divertimento sarebbe riuscito per lo meno languido?

   Se poi il marito geloso non permette alla moglie di ballare che con lui solo, in tal caso egli tocca il sublime del ridicolo, e diventa in una festa una specialità curiosa.

   Lo stesso diciamo presso a poco di quella razza lunatica, che per buona ventura ogni giorno si va sempre più perdendo, e che si addimandano innamorati. Costoro sogliono per lo più, quando mancano de’principii della più comune educazione, far coppie fisse colle loro belle, dicendo sfacciatamente a tutto il resto della società: – Noi c’impipiamo di voi; e ci divertiamo alla barba di questi scempii che han dato la festa. Teneteci la candela, se vi piace, e, se no, andate a sbadigliare nelle stanze contigue.

   Bisogna proprio oggi essere un collegiale, un imbecille o un moccioso trilustre per dare soltanto a divedere ch’ei fa l’amore con qualcuna delle dame che sono nel salotto da ballo. Un giovine, che sia mezzanamente educato e che abbia la più leggiera dose di gusto e di spirito, si conduce in modo che nissuno o pochi si accorgano ch’egli ha un oggetto di preferenza tra i graziosi mammiferi a lunghi chignons.

   Massime generale, che può servire di primo rudimento per tutti quelli che sono in un salotto da ballo: Evitate le preferenze di ogni sorta; dappoichè bisogna risparmiare sempre, anzi, cortesemente bandire l’altrui amor proprio.

   Ed eccoci ora a toccare il bruttissimo tasto dei dilettanti, contro i quali leveremo sempre alta la voce, dicendoli seccatori stupidi o impertinenti.

   Vi dimostreremo ciò nel prossimo numero.

   (Pubblicato il 3 marzo 1867)

   Seguitiamo il subbietto degli errori più comuni che si commettono nelle così dette società o riunioni per ballo, ritocchiamo il tasto de’dilettanti, di questi seccatori che hanno la faccia più dura di quella di un padrone di casa. Questi scapatacci si sono ficcati in quell’arnese, che loro sta sulle spalle e che dovrebbe essere un capo, che non si possa godere un diletto maggiore di quello di sentirli a ruggire, a miagolare, a gracidare appo la tastiera di un pianoforte; e che ogni volta ch’essi aprono la bocca è un regalone che fanno alla società. E la stessa terribile illusione piglia i così detti pianisti d’ambo i sessi, che si pensano essere gli astanti venuti espressamente per sentirli a strimpellare i loro pezzi di forza o le loro suonatine a quattro mani. Noi diremo a questi signori, come è nostro costume, due franche parole, consigliandoli a farne pro pel loro meglio, se non vogliono che si maledica all’anima loro sotto i baffi da quelli stessi che sembrano loro sorridere e far loro festa d’intorno. Noi dunque diremo loro: – Signori, persuadetevi che tutte quelle belle donnine che voi vedete sedute in un salotto da ballo fremono per saltare, e badano tanto a’vostri canti e ai vostri suoni quanto baderebbero a’ragghi di un asino in istrada. Vi sembra ben fatto che quelle poverette, che hanno speso dieci ore per lavarsi, stirarsi, allisciarsi, pettinarsi, imbottirsi, imbiancarsi od annerirsi (i capelli); che hanno tanto sospirato questa serata di ballo per quelle ragioni che ciascuna signorina può avere e che io non commetterò la indiscrezione di ventilare al volgo profano; tutte queste graziose coserelle movibili debbano essere condannate alla immobilità ed alla noia per cagion vostra, razzaccia di cani arrabbiati, che meglio fareste di abbaiare alla luna? E non sapete che ogni mezz’ora che togliete di divertimento a queste care creature è un peccato gravissimo di che sovraccaricate la vostra coscienza, e di che neanche tutta la curia romana può assolvervi?

   E il bello è che questi musei cornei si fanno prima pregare e fanno le smorfie, adducendo ciascuno la solita raucedine, alla quale non ci è sfegatato ortodosso che più ci creda. E quando hanno cominciato, buona sera! divertitevi per tutta la notte. Proprio così accadeva pure nientemeno che a’tempi di Orazio Flacco, perché il poeta venosino così canzonava i dilettanti nella sua terza Satira:

   Omnibus hoc vitium est cantori bus, inter amicos

   Ut nunquam inducant animum cantare rogati.

   Injussi, nunquam desistant!

 

   Dicemmo che i dilettanti sono o stupidi o impertinenti, ed è facile il dimostrare questo assioma: Eglino  sono o stupidi, perché non comprendono che sono i più mortali seccatori del mondo, o impertinenti, perché, ciò comprendendo, sacrificano l’altrui divertimento alla loro vanità.

    Prima di lasciare questo tasto de’dilettanti, facciamo una tiratina di orecchi a coloro che dànno un divertimento di ballo in casa propria; i quali non dovrebbero a verun costo permettere che si facesse tale abuso delle ore consacrate al sollievo dello spirito. È cosa incivilissima, per non dire crudele, ch’ei facciano del proprio ostello una trappola in cui vengono colti gl’incauti invitati per essere lentamente torturati a botte di corde.

   Passiamo innanzi. Non parliamo della formola con cui si sogliono invitare le dame a ballare. Ci è una cosa più banale del Siete impegnata?, che assimila una gioia di figlia di Eva a qualcuno di quegli oggetti che si mettono al Banco per pegno? Ma, ritenendo pure questa sciocca locuzione, alla quale si possono sostituire altre cento più gentili ed eleganti, che diremo di que’collegiali che non appena sentono il cenno della danza si gittano come avvoltoi su le colombe per assediarle d’inviti per tutta la serata, in guisa da monopolizzare il ballo e le dame per proprio conto, condannando all’inazione que’cavalieri che, più ritenuti, meglio educati e più sobri, non mostrano tanta febbre di ballare. E que’tali idrofobi di polche e di quadriglie si gittano naturalmente su le più belle e più distinte della sala, lasciando lo scarto alla più eletta parte maschile della società.

   Prima d’invitare una dama, ognuno dovrebbe gittare uno sguardo in se stesso, e, spogliandosi di ogni vanità, fare a se medesimo la seguente interrogazione: – Posso io far piacere a questa donna invitandola a ballar meco? – Questo consiglio va dato precipuamente agli ammogliati ed agli uomini di una certa età, i quali si debbono aspettare di veder fare il viso lungo alla dama che essi invitano, soprattutto se questa è fanciulla da marito. Le ragazze preferiscono naturalmente di ballare co’giovinotti, ed hanno ragione; ed i signori coniugati farebbero assai meglio di ballare colle altrui mogli, qualora non preferissero di astenersi dalla danza;  il che sarebbe più logico e più dignitoso. Non parliamo di que’vecchiotti che con sessant’anni in su gli omeri hanno ancora il prurito del ballo: costoro sono puniti di tal follia dal ridicolo che li colpisce.

   Un altro errore grossolano e comunissimo è il seguente: Un cavaliere si presenta a una dama e la invita a ballare: la dama è già impegnata da un altro; ed ecco che il cavaliere si volge subitamente ad un’altra dama che è seduta a fianco della prima, e la impegna. Ora, la grossolanità di un tal procedimento salta agli occhi di chiunque ha la più leggiera dose di avvedutezza. La dama che è stata invitata in secondo ha ragione di sentirsi mortificata di servire da supplemento. In altri termini, il rivolgersi a questa dama dopo l’altra su cui era caduta primamente la scelta è lo stesso che dirle: Voi siete meno bella della prima, ma debbo adattarmi con voi, perché ho trovata impegnata quella che io aveva scelta.

   Si ricordino i signori uomini che le donne perdonano più facilmente le offese che si fanno al loro onore che quelle che si fanno alla loro vanità.

   Seguiteremo nel numero venturo a ragionare su questo importante subbietto.

   (Pubblicato il 10 marzo 1867)

   Seguitando a ragionare degli errori più comuni che si commettono nelle feste da ballo, dobbiamo notare lo svarione che pigliano i signori cavalieri che, in quella specie di danza che dicesi il cotillon, invitati a scegliere due o tre dame, balestrano gli occhi d’intorno per cercare le dame che essi preferiscono. Abbiam già detto che qualunque visibile preferenza nelle ragunate che hanno per iscopo il comune divertimento ferisce l’altrui amor proprio e segnatamente la vanità delle signore. Il cercare dunque cogli occhi le dame preferite è un peccato di lesa civiltà, è un collegialismo imperdonabile. Egli è indispensabile che un cavaliere, eziandio col sacrificio de’proprii gusti e delle proprie simpatie, invitato a scegliere due o tre dame, scelga quelle che gli sono sedute allato, sieno pure brutte e vecchie.

   Questo errore è assai più grave nelle donne, le quali non debbono mai mostrare marcate preferenze e simpatie. Invitate nel cotillon a scegliere due o tre cavalieri, esse sceglieranno col massimo garbo quelli che loro stanno più dappresso.

   Egli è bensì permesso, tanto alla dama quanto a’cavalieri, avere maggiore libertà la seconda o la terza volta che sono invitati a fare una scelta. Ma un tatto fino e squisito saprà dissimulare ogni spirito di preferenza in queste scelte, le quali appariranno come fatte senza pensarvi su.

   Che diremo poi di quegli scolarelli e di quelle comarelle che si slanciano a prendere per mano l’oggetto della loro predilezione ogni volta che son chiamati a scegliere una dama o un cavaliere? Costoro meriterebbero la fustigazione o per lo meno le fischiate ed anco gli sberleffi, se questi modi potessero tenersi colà dov’è raccolta una eletta brigata.

  Alle signore dame non sapremmo abbastanza raccomandare di evitare assolutamente la taccia di malcreate accettando di ballare con un secondo cavaliere dopo di essersi scusate con un primo. E questa la più triviale scortesia, o, per dir meglio, la più spudorata offesa alle leggi del galateo del ballo. Una dama ben educata mostra di ballare con egual piacere indistintamente con tutti. La scusa di dimenticanza di un invito precedente è ormai troppo stupida e bassa; e crediamo anzi che la giustificazione è peggiore della colpa, dacché la dimenticanza mostra una certa noncuranza od anche un certo disprezzo pel cavaliere che avea fatto l’invito.

   Ci sono dame che nelle danze a coppia, come la polca o il valsero, dicono al cavaliere: Non mi stringete troppo. Ciò puzza un poco di provincia o di educandato. Ma, per buona sorte, oggidì la specie di queste dame scrupolose si va perdendo sempre più, e forse è più probabile che qualche troppo discreto danzatore si senta dire: Rapprochez-moi un peu plus, Monsieur.

   Concludiamo queste rapide osservazioni col pregare le dame che hanno varcato l’ottavo lustro di astenersi dal ballo, tranne che non si tratti di balli ufficiali o diplomatici. La gravità della matrona non si addice alla scapataggine delle donne attuali.

   Ed a questo proposito non vogliamo omettere di dire ch’egli è una grande impertinenza il domandare a una dama che sta seduta tutta mesta in un cantuccio del salotto: Signorina, perché non ballate? E lo stesso che dire a una zitellona: Perché non vi siete maritata? Invece di darle una sì sciocca mortificazione, invitatela a ballare, ed ella vi benedirà in cuor suo. Come pure è comune impertinenza che si commette da quasi tutti quelli che dànno un divertimento in casa loro, di volere per forza, per completare una quadriglia, far ballare un galantuomo consegnandogli una vecchia di oltre i 50 anni o una ragazza di sotto a’10. Se quel galantuomo volea ballare, avrebbe naturalmente per sé una dama di suo piacimento, e non avrebbe aspettato che gli si fosse messo sul braccio un pezzo archeologico o sotto la mano una innocente. Lasciate ciascuno libero della sua volontà, se volete che ognuno si diverta e non maledica il momento di esser venuto in casa vostra, e non rimpianga le due lire e mezzo che gli son costate le sue tortorelle.

   (Pubblicato il 24 marzo 1867)

                                                            FRANCESCO MASTRIANI