STORIA DEL CAPPELLO

  La storia de’cappelli è tale che basta da sé sola a far vacillare qualunque fede altri abbia nel progresso umano. Invece di progredire, abbiamo indietreggiato, o al più ci siamo arrestati a’primi passi del cammino. Guardate i bassi-rilievi del Partenone e il contadino del Willshire. Fra questi due estremi di ciò che possiamo addimandare cappello ideale, osservate quanta decadenza accenna quel mobile che il copre il capo.

   Il cappuccio del sassone si conservò sino alla fine del secolo decimo terzo. Poi, mozzo della coda e attorcigliato intorno al capo, si cangia nel berretto del secolo decimo quarto. A questo sconcio turbante succede il vago berretto del quinto, sesto e settimo Enrico. Enrico ottavo è il primo che vi aggiunge un principio di tesa o ala. Berretto ed ala poscia presero proporzioni più ampie sotto Elisabetta; e lo stesso incremento non cessò sotto Maria e Giacomo, finchè giunse al colmo sotto Carlo I; e sulla testa del cavaliere fu visto il più bel cappello che abbia mai coperto testa inglese. da questo punto comincia la scadenza del cappello. Una parte di esso cadde sotto Carlo II, ed al primo segmento tennero dietro gli altri, finchè sotto Guglielmo III l’ala fu messa per intiero attorno al cappello, e vanamente sforzossi di guadagnare ciò che aveva perduto in larghezza di ombra ed in eleganza di curvatura. Colla rivoluzione francese andò in disuso il cappello colla tesa a pioggia, ma solo per essere surrogato dal brutto cilindro de’giorni nostri.

   Noi continuiamo a coprirci il capo col più brutto cappello che mai abbia visto il mondo. Avanti dunque si facciano gli spiriti più inventivi del mondo europeo, e coronino l’umanità del secolo decimonono con qualche cosa che almeno non abbia tanta rassomiglianza ad un comignolo. Noi non crediamo che ragione alcuna possa addursi a favore dell’articolo che siamo costretti a portare sul nostro capo; esso ci tien troppo caldo nell’estate, e poco ci salva dal freddo nell’inverno: non ci ripara dal sole né dalla pioggia: è brutto e costoso: non potete portarlo in una carrozza, è incomodo in una sala di conversazione; se vi sedete sopradi esso, è bell’e rovinato; però non guarentirà il vostro cranio se cadete da cavallo. Insomma, esso ha tutte le cattive qualità che una cosa possa avere, senza averne una sola buona da fargliela perdonare.

                   X.X.

                               FRANCESCO MASTRIANI