Acaja o Il cuore di una giovinetta

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Questa edizione è in possesso degli eredi Mastriani

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Fu pubblicato in appendice su:

– L’Omnibus, XXII, 1854, nn. 90-91 (11 – 15 novembre); XXIII, 1855, nn. 20-22, 24     ( non prosegue).

La Rondinella, I, nn. 75-80 e n.82 ( fine dell’annata), 1 dicembre 1855 – 29 dicembre 1855 ( non prosegue).

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Altre edizioni in volume:

– Napoli, Giosuè Rondinella, 1864, ( seconda edizione).

– Napoli, Stabilimento Tipografico Gennaro Salvati, senza anno,  forse dopo il 1892.

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SCHEDA DEL ROMANZO

   La presente scheda è stata realizzata prendendo come riferimento l’edizione, Napoli, Stab. Tip. Cav. Gennaro Salvati ( Casa Editrice) Maddalenella degli Spagnoli, 19, senza anno. Forse 1892, formato 11,5 x 18,5 in 8°.

I TEMPI

   Gli avvenimenti del romanzo si svolgono  a Napoli dal 28 marzo al 16 maggio 1853.

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INDICE

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PERSONAGGI

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VOCABOLI DESUETI

  

TRAMA

   È la breve storia d’amore di Acaja, un’avvenente  e sensitiva fanciulla che durante una festa da ballo si innamora di Eugenio, un affascinante nobile che sembra esser pure lui invaghito della giovinetta. Acaja che scrive le sue impressioni su un diario, è orfana della madre; il padre l’ama moltissimo cerca di esaudire tutti i suoi desideri, ma non ha la confidenza della figlia. Infatti Acaja non palesa la sua passione per Eugenio al genitore il quale gli propone anche il matrimonio di Alfredo, un altro giovane che la giovanetta aveva conosciuto alla festa. Ovviamente la ragazza rifiuta il divisato matrimonio. Eugenio rende la visita ad Acaja e a suo padre, e in un momento che i due giovani sono soli, quasi le dichiara  suo amore. L’unico ad accorgersi di questa passione  è Rodolfo, un amico di famiglia. E pure lui è presente alla nuova festa di ballo in cui Acaja spera di incontrare di nuovo Eugenio, che invece non si fa vedere, e dai discorsi da salotto, Acaja riesce a scoprire che Eugenio è il promesso sposo di un’altra donna! È un duro colpo per giovanetta, che si ammala e qualche mese dopo muore di crepacuore. Nel corso delle esequie, Rodolfo riesce a vedere una carrozza in cui siedono Eugenio e la sua donna, e non può fare a meno di avvicinarsi alla carrozza e accusare il conte di essere stata la causa della morte di Acaja, vittima del fascino infernale che il conte aveva esercitato su essa.

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COMMENTO

   Più che un romanzo, Acaja la si può definire un racconto, dalla trama abbastanza semplice, e dove la protagonista è vittima di un amore infelice non corrisposto.

   Nessun riferimento storico, ma vengono citati alcuni letterati; a pag.45 cita una frase di Victor Hugo (Besancon 1802 – Parigi 1885), in francese, senza darne la traduzione: Helàs! Que fait l’homme ici-bas? Un peu de bruit dans beaucoup d’ombre. Questa frase che vuol dire Aimè! Cosa fa l’uomo qui in basso? Un po’ di rumore in una grande ombra, è tratta dal libro di poesie dello scrittore francese Les rayon set les ombres. La poesia in oggetto è A mademoiselle Fanny De P. A pag.31 consiglia la lettura degli Esercizi di pietà di padre Giovanni Croiset (Marsiglia 1656 – Avignone 1738); mentre a pag.13 è riportata una poesia La Corona di rose e la crocetta, della poetessa Giovannina Papa, (Napoli 1830-1864) tratta dal suo libro Le frondi sparte.

   Poche le tematiche. Anche in questo racconto ci troviamo la repulsione di Mastriani verso il suicidio, a pag,44 leggiamo: perché i suoi sentimenti religiosi e morali gli hanno fatto sempre aborrire il suicidio, che d’altra parte, ei considera come una viltà; e dice sovente che un uomo il quale tronca violentemente i suoi giorni non è dissimile da un soldato che abbandona per codardia le file della sua compagnia, mentre si trova al cospetto del nemico.

   Una breve digressione a pag.15 sull’uomo ammogliato, che per una donna un uomo che ha giurato il patto di eterna fedeltà ad una donna, cessa di esser uomo e diventa una macchina a cui si dà la corda per farlo muovere. Un uomo ammogliato, non sì tosto ha pronunziato il solenne sì, perde tutte le buone qualità fisiche e morali che aveva quando era celibe, e rappresenta agli occhi delle mogli una nullità.

   A pag.5 ci troviamo invece un pensiero molto profondo: Parlar molto e bene, è qualità dell’uomo di spirito; parlar poco e bene, è il carattere del saggio; parlar molto e male è il vizio del vanaglorioso; parlar poco e male, è il difetto dello sciocco.

   Mentre a pag.9 non è abbastanza duro il suo pensiero sul suo simile: Nove decimi del genere umano sono esseri comuni e plateali, ciascun dei quali non lascia altra orma del suo passaggio sulla terra che una cifra in più sui registri dello stato civile.